Etichettato: amicizia

Una storia infame di paese

Stavano allestendo un falò abusivo in un’area pubblica, la pira gigantesca era alta e pericolosa. Ecco perché gli agenti municipali bloccarono tutto, chiamarono i vigili del fuoco che misero l’area in sicurezza. Stavano allestendo un falò, la notte dell’Immacolata, una montagna di fascine, tronchi, legname si accatastava minacciosa. Allora intervenne una pattuglia dei carabinieri, fecero sgombrare l’area e chiusero l’accesso alla zona. Stavano allestendo un falò non autorizzato al centro del paese, passò il sindaco, si fermarono gli assessori, i consiglieri e chiesero l’intervento delle forze dell’ordine. Stavano allestendo un enorme falò per la notte dell’Immacolata. Visto il pericolo, alcuni passanti allertarono le forze dell’ordine, le quali giunsero sul posto e bloccarono l’iniziativa, denunciando gli organizzatori. Stavano allestendo il falò per l’8 dicembre, giorno dell’Immacolata. Fecero una cosa grossa, per dire che erano in grado di fare cose grosse, non avendo altri mezzi per dimostrare la propria grandezza. Nonostante fosse al centro del paese, gli agenti municipali non videro nulla. I carabinieri nemmeno. Nonostante la zona sia quella più trafficata, non un cittadino, non un uomo o una donna delle istituzioni denunciò l’iniziativa. Nessuno, pur potendo, mosse un dito. La notte un tronco d’albero di quella maledetta pira cadde sul destino di Mario, gli si piegarono le ginocchia, e con esse la vita. Allora lui intese che si può essere amici da vivi, ma si è sempre soli di fronte alla morte. Forse pensò alla guerra di Piero, che la vita in questo modo non gli aveva restituito il sorriso. Che dicembre non era maggio, ma a morire così ci vuole ancora più pazienza, non essendo in guerra, ci vuole ancora più coraggio. In seguito fu un fuggi fuggi generale, chi si attaccò alla memoria, chi a qualche vecchia storia. Furono giri di telefonate a chi arrivava più in alto. Sì! Più in alto della pira. E sotterfugi, delazioni, minacce velate e manifeste. Furono astio e malcontento nel vecchio paese degli zingari. E tutti pensarono a sé, pochi si ricordarono di Mario. Mario col Manifesto sotto il braccio, o al concerto di Springsteen a San Siro nell’85. Mario da Salza Irpina, più grottese di tanta gentaglia di questo lurido, merdoso paese. Mario a Saturnia, o al concerto dei Nomadi, alle manifestazioni con l’Alfa Romeo grigia e la musica di Dylan, Neil Young, Waits. Eppure se si guardasse indietro, ora, intenderebbe qualcosa di questa piccola grande infamia di paese. Capirebbe che non tutti quelli che ti circondano e sorridono, sono in grado di stare dalla tua parte nella cattiva sorte. Che l’amicizia, se esiste, è rara, troppo rara, per illudersi di contarla anche solo sulle dita di una mano.   S. A.   In memoria di Mario Capozzi

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Ultimo giorno di scuola senza speranze

L'Irpinia d'Oriente vista da Michele Capobianco

L’Irpinia d’Oriente vista e fotografata da Michele Capobianco

MARISA
Quando ho chiesto da dove venisse, visto che porta il cognome di una famosa famiglia di stilisti calabresi, ha confermato senza troppo entusiasmo le sue origini di Gioia Tauro. Sembrava leggermente a disagio. Mi è parso che per lei fosse un peso, visto che ci aveva tenuto a ribadire più volte che non tornava mai dai parenti, era nata e cresciuta a Verona e non le piaceva il Meridione d’Italia. Come insegnante non è nuovo per me imbattermi in questi ragazzi che hanno vergogna delle proprie radici, del nome che portano perché connota la loro provenienza. E’ un marchio di fabbrica che apre a mille luoghi comuni. La verità è che il Nord ignora il Meridione, fratello minore e pecora nera che invece conosce benissimo il proprio Settentrione, avendo contribuito a costruirlo con i sacrifici umani della migrazione. Già vedo le litanie sui tanti soldi sprecati nella questione meridionale, ma ovviamente nessuno si preoccupa di conoscere il reale importo di queste cifre diventate leggendarie. Vista dalle pendici delle Alpi la parte meridionale dell’Italia assume contorni mitici: c’è sempre il sole e abitano tutti al mare, per giunta o evasori o addirittura senza lavorare.

Le scuole di Verona, però, sono piene di figli del Sud che a malincuore portano i nomi dei nonni. Quindi da tempo non mi sorprende la vergogna dei ragazzini, mi avvilisce però quella degli adulti che hanno gli strumenti per capire e la forza per difendersi. Il Sud ha sempre arrecato danno a sé stesso e ne ha continuamente pagato le conseguenze sulla propria terra, col proprio sangue dei morti ammazzati, del sopruso perpetrato dalla politica e dalla criminalità, facce della stessa medaglia in accordo con interessi nazionali. Chi conosce la storia d’Italia sa che il Sud ha qualche responsabilità, ma non ha debiti!

Comunque Marisa non vorrebbe continuare gli studi, andrebbe volentieri a lavorare come impiegata in un’agenzia viaggi per spedire la gente intorno al mondo. Ama quei cartelloni giganti che raffigurano esotici atolli, di solito piazzati dietro alle scrivanie degli uffici che in qualche modo danno aria di finta estate. Spero solo non finisca per usare quel solito slang pieno di parole inglesi come il jetlag, il check in, l’afterhour, il board del car sharing e tutto il resto. Poi siccome è brava le affideranno coppie di sposi in luna di miele, vecchi attempati con amanti straniere, pacchi di turisti che vanno nelle belle isole greche: tutti a caso e per sentito dire, a cercare con forza all’esterno quello che evidentemente hanno proprio ben nascosto dentro. Oggi, complice questo cielo di piombo che non ha voglia di promettere niente, spero solo che Marisa comprenda a cosa hanno rinunciato i suoi genitori per venire a lavorare qui, e trovi il futuro che desidera senza rinunce, e senza assenti!

TESSA E LINDA
Quando arrivò a Verona aveva sette anni. La sua famiglia viene da un paesino vicino a Durazzo. Tessa ricorda con amore la campagna in cui è vissuta con i nonni e ha un carattere estroverso. Una volta, appena conosciuta, ci ha raccontato della sua richiesta di cittadinanza italiana, e a distanza di due anni nessuno si è ancora degnato di una risposta. Fra un po’ le sue compagne, compiuti diciotto anni, andranno a votare anche per lei. Per fortuna è una ragazza serena, sempre gentile. Per lei felicità è la presenza delle persone che ama, la condivisione, e un ragazzo che per ora la fa stare davvero bene. E’ determinata a lavorare all’estero e a tal proposito devo dire che parla molto bene l’inglese. I nostri legislatori dovrebbero passare un po’ di tempo con i ragazzi come Tessa. Ma il nostro Stato è un Leviatano che arranca, sempre in ritardo, per debolezza e paura urla, sa solo minacciare. Non farà in tempo a conoscere questa ragazza che già pensa all’Europa, dove qualcuno dice che le cose funzionino davvero, e io glielo auguro. Oggi che il vento gela dentro, e l’aria fredda non si fa respirare, spero che tutto vada come deve andare, perché Tessa ha già dato molto più di quanto le è stato restituito, e non è più disposta a fare credito!

Forse partirà insieme a Linda: media dell’otto e un carattere forte, dietro cui si nasconde alle volte un po’ inquieta, o quando è arrabbiata per chissà cosa. Poi però se ne pente. Anche i suoi genitori, come quelli di Marisa, sono calabresi, questa volta di un paesino sperduto sull’Aspromonte. E purtroppo anche lei non si cura affatto di queste origini, la sensazione è di ingombro, un peccato originale. Per fortuna qualcosa ancora se la ricorda.
Il profumo del caffè le ricorda quando i grandi di casa sua lo bevevano e lei ancora non poteva, il cartone animato che adora sono i Pokemon e il ferro da stiro che sbuffa la porta alla mamma che andava a stirare nella sua cameretta. Scrive che il blu è il colore dell’uovo gigante che il papà una volta le regalò di ritorno dal lavoro ed è rimasto il suo colore preferito. La resina, invece, la catapulta nei suoi amati boschi, quando ancora si arrampicava sugli alberi senza paura di sporcarsi o farsi male. Ama l’odore dei libri perché le piace leggere, delle volte parla di un ragazzo, dei film horror che ha iniziato a vedere da bambina e non ha più smesso, della pasta al ragù della nonna. Ciò che vedo negli occhi di Tessa e Linda è la stessa voglia di fuggire che avevo io alla loro età. Ma non è semplice rinunciare alle radici, la voglia di fuggire dopo un po’ passa, e qualche volta la solitudine resta. Occorre essere attenti a non rimanere in mezzo, si rischia di risiedere in eterno nel paese della recriminazione a oltranza.
Continua…Sandro Supplentuccio Abruzzese
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