Categoria: poesie sperse

Un alito d’aria tersa

La tomba di Giuliana Magrini, la Micol di Bassani

La tomba di Giuliana Magrini, la Micol de Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani

 

 

E’ arrivato di nuovo settembre.

Cammino a piedi dentro l’inverno

E’ arrivato e non sento niente,

annaspo nel torbido

della penitenza di cui mi nutro,

sperando che dal cielo

incomba, a spazzare via il lutto

imprigionato nella

mia testa, almeno un soffio, un

alito d’aria tersa.

Qualcosa che pulisca questo fitto

ronzio quotidiano, 

come di una mosca.

Sandro Abruzzese

*Versi per Micol

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Monteleone di Puglia

Cani pastori in mezzo a un cerchio di gregge

Cani pastori in mezzo a un cerchio di gregge

Esistono terre del grano e del vento, in mezzo al vecchio mondo.

Mentre le percorro, i falchi tracciano il  confine tra Irpinia e Daunia.

Più di ottocento metri d’altitudine per il secondo comune più alto della provincia di Foggia.

Ma Monteleone non è di nessuno, anche se è vero che da una parte si staglia la Puglia,

dall’altra, attraverso l’Irpinia, si arriva fino a Napoli.

A vista, in lontananza, le ossa verdi del Vulture su cui si appoggia la Lucania alta. La facciata della chiesa di Monteleone di Puglia

Corso Umberto I a Monteleone di Puglia

Corso Umberto I a Monteleone di Puglia

La villa comunale si affaccia sulla sella di Savignano,

più a nord una costellazione di pale eoliche, dietro ci sono Greci, Ariano, fino al Molise.

Una villa comunale protesa al grano e al vento

Una villa comunale protesa al grano e al vento

Verso la Campania, Montevergine e i Picentini, insieme a Chiusano,

chiudono uno degli anfiteatri dell’Italia interna.

Non si fa più qui il mondo, Federico II è morto da troppo tempo.

Se ne accorsero presto sull’altura di questa terra di briganti.

Tegole divelte, supersantos e sassi appesi ai tetti tentano

di scoraggiare l’unica forza costante di queste lande: il vento.

supersantos sui tetti ricoperti di sassi per arginare il vento

supersantos sui tetti ricoperti di sassi per arginare il vento

Negli anni ’50 Monteleone possedeva cinquemila anime di vita.

Monteleone una volta di Avellino e poi di Puglia,

un’altra madreluna degli emigranti, attualmente conserva mille testimoni,

mille abitanti, dicono che il mondo si è fatto lungo, lontano.

Tuttavia a me pare strano che tutto questo mondo non faccia

a botte per Monteleone, per Sant’Agata, per Anzano.

Mi pare sempre strano, quando vedo quello che vedo,

che non si faccia guerra e pace

per queste lande,

per questo meridione di un altro mondo.

 

 

Sandro Abruzzese

Questo brano appare anche sulla rivista online  Erodoto108

 

Bocca di radici

 

foto di Paola Setaro

foto di Paola Setaro

 

 

Vorrei che la mia Terra fosse tutta la terra del mondo

e il pane fosse uno solo come l’uomo, come la pena…

… di tutta la gente sparpagliata per il pane…

…anche senza fame

 

Che l’unica battaglia

al mondo fosse vinta o persa

invece è solo l’armistizio sterile di un figlio

che tende puerile le mani,

nel tentativo di arginare il mare.

 

La mia Terra si mostra fino al fondo

dalla spina dorsale disegna un ponte

tra l’adriatico,  il Tirreno, dondola

scopre un filo di pancia

e tutti a sparlare delle cicatrici

fino al  torace accumula detriti che

riempiono la bocca di radici,

a settembre,

tutti a salire le consuete pendici.

 

 

 

 

 

Sandro Abruzzese

 

 

 

 

Il profilo di Napoleone

profilo di napoleone

Dal mio balcone i tetti di Calmasino, San Michele
e il profilo di Napoleone,

in lontananza le vette che delimitano la Penisola:
all’arco alpino quasi per un principio di reazione,
risponde lieve l’anfiteatro morenico del Garda.

Nei giorni tetri la nostra massa d’acqua
si esprime con le onde, ferisce la superficie
con increspature profonde.

Arrivano le nuvole e nell’inverno quotidiano
conosco molta gente che cura
la vite corvina e rondinella.

Altri affogano qualsiasi aspettativa
nell’ennesimo calice prodotto dalla terra
frutto di rossa vernice,
radice scelta,
traditrice.

Sandro Abruzzese
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Il dorso di Andretta al sole

il dorso di andretta

Il dorso di Andretta al sole,

alla controra è solo, stretto in un morso,
ai piedi un orologio caricato a grano,
non mi ricordo se vivo o morto.

Qualcuno fa la conserva ai figli che stanno a Modena,
il cielo dell’altopiano estivo è immenso,
ma oggi le nuvole stanno in Puglia,
e il vento s’è spostato sulla murgia.

Se non conoscessi l’inverno?
Forse mi fermerei
per sempre.

Sandro Abruzzese
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La civiltà rurale alla conta dei mattoncini

casolare emiliano_n

La civiltà rurale, il mondo contadino,
fatto a brandelli dal sisma
in questa immensa pianura emiliana.

Poi vermi e formiche addetti alla conta dei mattoncini.

Siamo dalla parte di questa facciata arresa,
che se ne sta imperterrita,
ritta e con lo sguardo offeso.

Siamo dalla parte di questo muro appeso,
con le finestre chiuse…
e un grosso…immenso…tetto spalancato,

che in qualche misura accoglie,
in un Paese che piano piano squaglia!

Sandro Abruzzese
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Terra

foto di Massimiliano Ippolito Petrilli

foto di Massimiliano Ippolito Petrilli

Un pantano colore del petrolio
nasconde la sua melma con pudore e riflette
luce di piombo.

Non è un giorno per anime arrese.

Un mosaico di pietra viva, in basso
una valle che cambia colore…
alterna giallo e verde.

Rifugio dell’Italia interna

covo d’appennino…

Terra.

Sandro Abruzzese
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PICCOLA PREGHIERA ONESTA DI UNA SCOLARESCA

Si finisce per dare per scontato tutto,pure la terra, che dove esistono solo le pietre è un dono pari all'acqua.

Si finisce per dare per scontato pure la terra, che dove esistono solo le pietre è un dono.


Oggi scrivo per dei ragazzi che non credono alla poesia,
a cui serve l’esempio della letteratura e non l’obbligo,
perché quello che li circonda è un mondo di pessima illusione.
Oggi scrivo per loro, invece di assegnare,
i compiti li faccio io.
Spero che siano indulgenti con la valutazione.
Supplentuccio

PICCOLA PREGHIERA ONESTA DI UNA SCOLARESCA

Il verde è facile. Il grigio più difficile, come l’amore
e l’infelice quando è solo.
Le pesche odorano di pulito
e il clacson nero sa di triste incenso,
niente a che spartire con le fragole, il cioccolato.

Il rosso è sangue, o sudore
però di dispiacere, è semaforo,
espulsione: sa di brutti voti a scuola.
La poesia oggi è in un palazzo di undici piani
ad agosto all’interno arrivano quaranta gradi,
come l’odore degli ospedali pubblici. Non certo

le risate dei bambini, il vento nei capelli, il rumore
dell’acqua, direi più qualcosa di bruciato, allarmato:
le sirene della polizia, l’odore del sudore generato
dalla matematica, piuttosto che i giocattoli vinti dai bambini
alla pesca di beneficenza. Difficile parlar di sé ad altre persone.

Sandro Abruzzese per la 2 AB