Quante volte è morto Enzino Sandokan

Non so quanta gente ci fosse al funerale di Enzino Sandokan, non so che malattia avesse e nemmeno come è morto. Di Enzino posso dire che aveva un passo svelto, sincopato, questo sì! Posso dire che, nella vita, almeno per camminare aveva trovato il tempo giusto. Così percorreva le strade d’asfalto e cemento con il suo ritmo cadenzato, spingeva la punta del piede sinistro un po’ all’interno e sembrava andasse sempre da qualche parte. «A me mi piaceva», disse Maria la prima volta che seppe dei suoi problemi psicologici. E il parlare al passato, quell’espressione definitiva, voleva dire che Enzino sarebbe potuto essere come ognuno di noi, invece aveva finito col varcare una soglia oltre la quale l’esistenza resta sospesa. Oltre la quale nessuno è disposto a venirti a prendere né a trovare. E allora camminava e camminava, Enzo, sempre con lo stesso ritmo, e sempre camminando, una volta, dopo che si fu arrampicato sul cornicione di un palazzo di cemento, minacciò di buttarsi giù se non gli avessero dato un lavoro. Allora non accade la classica scena da film in cui i cittadini ti dissuadono dal farla finita, accadde l’esatto contrario, qualcuno, pensando che fosse debole e fragile, lo incitò addirittura a suicidarsi. Enzo lo era, ma ebbe il coraggio di scendere dal cornicione e riprendere a camminare nonostante gli inviti a uccidersi. Fu così che la sua vita sospesa perse l’ultimo lembo di consistenza, il suo corpo perse le ossa, la carne, finanche l’ultimo briciolo di materia. In effetti il solo gesto compiuto, la minaccia, avevano raggiunto lo scopo senza l’ultimo passo. Fu allora che Enzo morì, o meglio continuò a camminare e camminare col suo passo svelto e sincopato, col piede sinistro che dava leggermente verso l’interno, col tempo giusto e l’aria indaffarata, ma nessuno lo vide mai più per davvero e lui tenne la testa perennemente calata sull’asfalto.

L’ultima volta che è morto, Enzo, dicono urlasse dal dolore e dallo spavento. Nei mesi precedenti aveva avuto continui mal di testa e rivolgeva la parola a qualcuno solo per chiedere analgesici e antidolorifici. Venne l’ambulanza ma non ci fu niente da fare. Alcuni, sebbene lo vedessero di rado, furono contenti che morisse perché teneva lo stereo troppo alto. Le giovani coppie di disoccupati furono contente perché si era liberato l’appartamentino che occupava alle case popolari. Alcuni andarono subito al Comune per chiedere il suo posto e l’impiegato consigliò, per superare lungaggini burocratiche e code, di sfondare la porta e occupare l’abitazione.

S.

 

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