Un fallimento annunciato

A me pare che la vita, nelle sue modalità, abbia tutte le caratteristiche di un fallimento annunciato. Mi pare che, vista dai troiani, l’Iliade sia Un fallimento annunciato ma a ben guardare nemmeno agli eroi achei poi è andata tanto bene: penso alla fine di Achille o Agamennone.
Pensate solo se Enea avesse avuto la premonizione di Mafia Capitale, della P2, dello Ior, della P3, della banda della Magliana. Mi pare chiaro che Roma oggi è Un fallimento annunciato.

Comunque Un fallimento annunciato è un certo modo inaudito e inusitato di interpretare la vita. Avere a mente il principio ma soprattutto la fine. Quindi vivere ricordando che c’è un epilogo.
Un fallimento è l’iniziativa di Antigone, quando seppellisce suo fratello sa benissimo a cosa va incontro. Ma non mi viene in mente un esempio migliore di disobbedienza civile, di lotta contro una legge ingiusta. Erano ampiamente previsti i fallimenti di Amleto, Don Chisciotte, del capitano Achab contro Moby Dick, del brigantaggio contro l’esercito regolare dei piemontesi. Era annunciato quello di Lorenzo Milani. La sua scuola, il suo Stato, sono rimasti nei nostri desideri e nelle sue preziose parole.

Fallì Annibale con la sua schiera di elefanti, non prima di aver seminato il panico per anni all’interno del più grande impero dell’antichità. Ne valse la pena.
Oppure il folle volo di Ulisse narrato da Dante, proporsi di raggiungere l’irraggiungibile, di violare le leggi divine per amor di miglioramento e conoscenza.
Un fallimento è quello di Ettore che scende in campo contro Achille, ma non mi viene in mente un esempio più eroico, più dignitoso.
O la vicenda del marinaio Billy Budd, la sua esecuzione. Ma non ricordo una persona più pura di Budd. Vogliamo parlare di Werther o di Jacopo Ortis? Vogliamo parlare di Tom Joad?
Io per esempio parlerei tutto il tempo di Cesare Pavese quando scrive “Vorrei sognare i vostri stessi sogni”, oppure “Non fate troppi pettegolezzi”. Quante volte Pavese ha annunciato il suo fallimento?

Non voglio essere blasfemo ma un Fallimento annunciato è la parabola di Gesù, una lotta impari per un obiettivo grandioso: estendere la dignità a tutta l’umanità attraverso l’uguaglianza, la non-violenza. Insomma, era chiaro che avrebbe vinto il Grande Inquisitore allora come ora.
Un fallimento annunciato è quello di Marx contro il capitalismo, dei Malavoglia quando si imbarcano nella storia del commercio dei lupini. Quello di Zeno Cosini quando si propone di smettere di fumare o di Mattia Pascal quando tenta di cambiare identità. Allora permettetemi di ribadire che la vita, da qualunque punto la si osservi, non è altro che UN Fallimento annunciato di cui andare, se va bene, orgogliosi.

Un fallimento annunciato è stata l’Italia che volevano Mazzini o Garibaldi, quella di Falcone e Borsellino, quella di Pertini e Berlinguer, delle indagini sulla strage di Bologna o di Ustica, piazza della Loggia, i Georgofili, Aldo Moro come pure le imprese di Che Guevara o quelle dei repubblicani spagnoli nel ’36.
Allora cosa rimane? Rimane la possibilità di fermarci a osservare la caparbietà della ginestra, rimane la possibilità di inginocchiarsi, congiungere le mani per una piccola preghiera laica, solidale, onesta. Soprattutto di scegliere da che parte stare, da che parte valga la pena fallire: se stare con gli oppressi o gli oppressori.

In questo senso oggi reclamiamo Un Fallimento annunciato, che la vita sia, su tutto, una meravigliosa storia da raccontare.
Ecco che cos’è un fallimento annunciato: sdraiarsi al fianco di chi sta a terra, tenersi compagnia, dividersi la fatica, affrontare la paura, prestarsi il coraggio e la compassione. Mescolarsi, magari donarsi le parole migliori, uno degli ultimi miracoli è questo del linguaggio, usarlo per donarsi le parole migliori. E fare il possibile perché tutto questo diventi un fallimento felice.

Sandro Abruzzese

*Intervento introduttivo alla festa per i 2 anni di Racconti viandanti: Un fallimento annunciato

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