Lettere settentrionali 23 (Non è per sempre)

Caro Martino,

Chi l’avrebbe mai detto che ci saremmo trovati a questo punto?

La mia renault 5 e il Cilento non sono durati per sempre. Non c’è niente che sia per sempre, cantano gli Afterhours.

E non farmi diventare uno di quei nostalgici della memoria, coi lunghi flashback dalla giovinezza indimenticata.

Nelle giornate terse qualche volta penso a Postiglione, sotto la cresta dolomitica dei tuoi monti Alburni, dove si vede la piana di Paestum e all’orizzonte il resto del golfo fino a Capri, i monti Lattari, il Vesuvio.

Sempre a parlare del nostro meridione, e invece la tua bambina nascerà in Francia e i miei dopo Verona, da poco sono qui a Ferrara. Credo che pure ogni tanto senti che il tuo posto sarebbe da qualche altra parte. Tanto poi passa.

E i discorsi su Gramsci, Canfora, la classe dirigente, gli intellettuali organici e la pubblica amministrazione? E quanto eravamo scettici sull’unità d’Italia? Fenestrelle, i massacri di Pontelandolfo e Casalduni. Il generale Cialdini arriverà nei manuali di storia delle nostre scuole quando non servirà più a nulla.

La vita era su una strada dissestata tra Palinuro e Pisciotta, verso Castellabbate. Per gioco facevi il paragone col passato e ti chiedevi come fossimo arrivati da Parmenide di Elea a Giggino a’ purpetta, Luigi Cesaro.

Sai che ti dico? Non importa. Che loro passino, e che rimangano dentro di noi la baia di Trentova e porto Infreschi.  Oppure Teggiano con le sue chiese, dritta in mezzo al Vallo di Diano. Tanto non c’è niente che sia per sempre.

E gli scrittori russi? Tolstoj, Dostoevskij? Mi hai aperto al primo tomo di Guerra e pace, questo te lo devo. Io ti ho donato Lessico famigliare della Ginzburg quando hai raggiunto Torino.

Il meridione. Il ministro degli interni ha dichiarato che in Italia gli assassini prima o poi vengono assicurati alla giustizia. Nessuno gli ha ricordato di aggiungere un “quasi”. Tutti, tranne i morti per mano di mafia, camorra. La fanno franca nove su dieci. Tutti, tranne gli assassini di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore di Pollica, il comune che tanto ami.

Lo so, lo sapevo che sarei finito a contare i morti, a parlare di un Paese a cui servono ancora gli eroi. Tanto se la osservi dall’alto, la tua Francia o il mio Veneto, l’Emilia, sono sempre la stessa Terra, non lasciamoci ingannare dalla forma. Siamo noi a distinguere il tempo, i luoghi, il vento. Forse già quando si nasce, alla prima luce che si scorge, qualcosa spinge ad aggrapparsi all’erba, quando l’unica cosa di cui avremmo bisogno è un incedere deciso, sprezzante, dritto verso il niente. Ma il nostro problema è tutto dentro.

Niente è capace di fermare il tempo e allora, per fortuna, guardiamo dall’alto tutta la penisola e l’Europa unita. Il Sud, la Campania fino a Capo Miseno, oppure sconfiniamo al di là del Garigliano, verso Formia e le isole pontine. O, ancora, all’Argentario e l’isola d’Elba. Lasciamoci così, a Ventimiglia, però stando in alto, che quello che vedi arrivi da lontano, in qualche modo ci farà meno male: tanto non c’è niente che sia per sempre!

 

 

 

 

SANDRO ABRUZZESE

 

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