Rondinella

DI FABIO NIGRO

 

Fabio Nigro

Fabio Nigro

 

È morto quello che chiamavano rondinella.

Esco dal bar e, sul balcone della casa di fronte, la signora Addolorata sta legando alla ringhiera un cartello con la scritta vendesi.
Finita la pizza, la ragazza racconta che si è iscritta all’Accademia delle belle Arti.

Qui sull’altopiano, come altrove, si vive immersi in un’inconcludente apocalisse digitale.
Si è bucata la vaschetta del sale e la lavastoviglie ha finito il suo settennato.


Nel pieno delle sue funzioni, un ministro con portafoglio del governo Giolitti, conoscendo bene i suoi compaesani, si fece intitolare la piazza del paese.


È morto il nocellaro.


Il saluto con la mano di Ciccillo è un discorso.


Nelle vecchie cristalliere il cassetto non scorre più. Racconta l’ex sindaco, che quando le costruivano non tenevano in conto l’attrito, il fondo e le guide del cassetto erano di legno tenero: abete, al massimo faggio.


Oggi piove, è un peccato: qui ci sono giorni in cui c’è vita solo nei panni stesi.

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