Gente di Aliano

foto Andrea Semplici

foto Andrea Semplici       Gente di Aliano in piazzetta Panevino

Aliano inizia dove finisce la terra e rimane soltanto l’argilla. E il vento soffia sempre alla stessa ora, in queste sere di fine agosto, senza che si capisca da dove arrivi: spira, avvolge, gira, quindi scompare. Si aspetta l’alba nel suo anfiteatro naturale, verso le piramidi e le colonne appuntite d’argilla. Don Carlo scriveva che gli unici animali allevati dai contadini erano le capre, capaci di nutrirsi col poco di quella polvere arsa. Poi un giorno arrivò lo Stato, applicò la tassa sul bestiame, allora per un anno si mangiò la carne che non si era mai vista prima. Ma i contadini erano abituati alla iattura, qualunque nome avesse. Poteva trattarsi di fame, malaria, carestia, oppure poteva essere Roma, era lo stesso.

Si aspetta l’alba ad Aliano e si celebra l’utopia di un Meridione che inverte la propria sorte con l’aiuto della musica e della poesia. Si dorme insieme nelle piazze, e ognuno ha un motivo diverso per stare qui, dove finisce la terra e inizia l’argilla. Carmen e Omar si abbracciano, lei viene da Cava dei Tirreni, studia architettura e sogna che i borghi abbandonati si ripopolino. Lui frequenta l’Accademia delle Belle Arti nel capoluogo partenopeo, il resto si vedrà.

foto Andrea Semplici

foto Andrea Semplici    Carmen e Omar

Giulio ha trent’anni, viene da Bologna, di solito gira il mondo per via della fotografia, si è stupito perché Franco Arminio lo ha ospitato una settimana a casa sua, in Irpinia, quando ha voluto fotografare la sua terra. Le parole di Giulio mi hanno portato a pensare che Franco l’avesse ospitato non in qualità di scrittore, piuttosto in qualità di irpino. Poi c’è Deborah, responsabile di una cooperativa genovese per il commercio equo e solidale. Combatte una battaglia tutta sua contro il capitalismo dello sfruttamento, contro le multinazionali sorde alla campana dei diritti. A ben guardare, ogni giorno combatte insieme a pochi altri, la battaglia che dovrebbe essere di molti.

foto Andrea Semplici Sullo sfondo Deborah, appoggiata al muro.

foto Andrea Semplici
Sullo sfondo Deborah, appoggiata al muro. A sinistra Monica e a destra Alessandra.

Sul dorso di un cavallo nero ho visto trottare Alessandra, la poetessa amazzone vestita di bianco e ornata con ossa di vacca, e il dubbio era che fossimo annegati in un libro di Calvino.  In piazzetta Panevino incontro Monica da Cuneo, sarebbe dovuta intervenire ai parlamenti, ma nessuno se n’è avveduto e a lei un po’ è dispiaciuto. A breve riprenderà a recitare, Monica, e l’idea non la trovo affatto male. E’ andata bene ugualmente, dice.

La gente si conosce, incontra, discute. Qualcosa sembra possibile, ma guai a illudersi. Siamo ad agosto. Si sa che l’estate passa e i problemi rimangono. Lo sa bene Gigi, in un angolo del borgo prepara la sua pessima sangria, tra un bicchiere e l’altro rimpiange il giorno che è tornato dalla Scozia e racconta storie dell’Europa che ha girato. Storie di donne, di sesso. Storie di chi ama raccontarsi storie.

Gigi e la sangria

Gigi e la sangria

L’ultima sera mi colpisce la musica di un ragazzo di Ponteromito, si chiama Carmine e suona la fisarmonica come se avesse in mano un contrabbasso e un piano hammond allo stesso tempo. Suona il jazz con lo strumento preferito dai contadini. Ancora ricordo, da piccoli, il disprezzo, la supponenza che mostravamo noi ragazzi di paese per i coetanei che imparavano a suonare la fisarmonica o l’organetto: “lo strumento dei cafoni”, lo chiamavamo. Avevamo fretta di emancipazione, mentre inconsapevolmente diventavamo tali e quali ai teenagers di tutto il mondo, cresciuti

a pane, america e televisione. Mi sembra che Carmine sia diverso, perciò mi piace.

Il musicista Carmine Ioanna

Il musicista Carmine Ioanna

Per adesso, non resta che prendersi quello che resta di questa parte di mondo più simile alla luna che alla terra. Mentre preparo i bagagli, ripongo il sacco a pelo, una strana amarezza mi dice che c’è qualcosa di quasi religioso nelle persone che sono venute qui, mescolandosi alla gente di Aliano. Avrebbero potuto scegliere Berlino, Londra, invece hanno preferito questa remota parte d’Italia, dove finisce la terra e inizia l’argilla. Hanno scelto un tempio, una cerimonia che ricorda una civiltà finita nelle sue valigie di cartone.

Aliano è l’altare spoglio che ricorda un tempo lontano.

Basta non illudersi che sia altro e dirsi

che siamo delle semplici,

a volte affrante,

ma sempre delle inutili,

comparse.

 

Sandro Abruzzese

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