CAOS GRADUATORIE DOCENTI

UN DRAMMA CHE EMERGE PREPOTENTE.

di Martino Melchionda

caos scuola

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Molti di noi si saranno accorti che in questi giorni, tra le tragedie delle guerre, delle carestie e delle epidemie, una notizia, molto meno importante delle precedenti rimbalza da un quotidiano all’altro: “invasione delle province del nord da parte dei docenti del sud”, “gli insegnanti del sud non li vogliamo”, “facciamo le barricate”, “caos graduatorie al nord”, “gli insegnanti del nord dopo anni di supplenze sono superati dai nuovi arrivati dal sud”. Insomma, quale peggior modo per raccontare la notizia da parte di buona parte dei quotidiani nazionali? Dietro questi titoli sensazionalistici e di bassissima lega si nasconde una realtà dei fatti drammatica. Vediamo di cosa si tratta, altrimenti i non addetti ai lavori poco capirebbero di questo sistema delle graduatorie, cosiddette “ad esaurimento”, dei docenti.

Ogni 3 anni gli insegnanti in possesso di abilitazione, e non, hanno la possibilità di aggiornare la loro posizione in graduatoria (presso il provveditorato e presso le scuole, i docenti in possesso dell’abilitazione; soltanto presso le scuole, i docenti in possesso di solo titolo, la laurea) aggiungendo il punteggio eventualmente maturato negli anni di servizio precedenti. Con l’aggiornamento del punteggio, si ha la possibilità di scegliere la provincia di inserimento che può essere la stessa in cui ci si era già inseriti o una nuova a scelta su tutto il territorio nazionale.

Nell’estate 2014, quindi, i docenti presenti in queste chilometriche graduatorie hanno avuto tale possibilità. I giornali parlano, con leggere sfumature, di “invasione” delle province del nord e di docenti del nord “derubati” del loro posto da parte dei loro colleghi meridionali. In effetti, con il recente aggiornamento, un numero impressionante di insegnanti che erano da anni inseriti nelle province del sud hanno fatto domanda (legittima..) di trasferimento nelle diverse province del nord.

Quello che dovrebbe interrogarci non è tanto il fatto che questo sia accaduto, ma perché sia accaduto, quali le ragioni di questo “esodo”, cosa abbia spinto migliaia di insegnanti meridionali a chiedere il trasferimento (l’ennesimo..) al nord Italia. Le città del nord da decenni oramai sono irrorate da fiumi di braccia e menti di persone nate, cresciute e formatesi nel mezzogiorno e negli ultimi 10/15 anni, quindi già ben prima del 2014 (dove sarebbe, infatti, la novità?), decine di migliaia di giovani meridionali vi si sono trasferiti per terminare gli studi o per ragioni di lavoro.

Perché questo esodo non si è mai arrestato e anzi prende proporzioni sempre più impetuose? Perché nel 2014 altre migliaia di uomini e donne, di formatori, di educatori, chiedono di partire verso il nord? E ancora, si conoscono le condizioni in cui avvengono questi trasferimenti? Per quali salari? E, soprattutto, che età hanno questi (oramai definiti quasi) usurpatori meridionali? Tutti i dati sono accessibili a chi abbia la pazienza o la curiosità di verificare sui siti degli uffici scolastici provinciali (i provveditorati, per intenderci).

Con pochi clic e dopo la lettura di qualche file PDF delle graduatorie di qualsiasi provincia del nord, si potrebbe notare che in effetti risultano trasferiti nel 2014 decine e decine di nuovi docenti per singola graduatoria e quindi singola materia di insegnamento, quasi tutti provenienti da Sicilia, Calabria, Puglia, Campania e resto del sud Italia, e che molti di questi nuovi arrivati occupano ora le primissime posizioni. Ora il punto. Com’è possibile occupare una posizione tanto alta in graduatoria da sorpassare chi già c’era? Semplice, basta aver lavorato un maggior numero di anni e, quindi, in sostanza essere più grandi di età. E quale sarebbe questa età?

Quello che tutti potrebbero vedere e quindi dire, ma non dicono, è che quasi sempre coloro i quali occupano alte posizioni in queste graduatorie hanno un’età compresa tra i 35 e i 45 anni. Qualcuno si è mai chiesto com’è possibile trasferirsi a questa età quando probabilmente si ha già fidanzato, moglie, marito, figli, che vivono, lavorano e studiano al sud? Perché dunque partire? Come partire lasciando la famiglia al sud? Ecco, le domande che occorrerebbe porsi e che invece restano silenti e ricacciate indietro dal rumore dell’ “invasione” degli insegnanti del sud che derubano i colleghi del nord (che in molti casi sono meridionali trasferitisi da 3 o più anni..) del posto di lavoro o dell’agognato “ruolo”, il contratto a tempo indeterminato.

Ecco, invece, la realtà di tanti giovani, o più spesso adulti, costretti a partire pur di avere un lavoro da insegnante che fino a pochi anni fa c’era anche più a sud. Altro che ripresa economica e miglioramenti in atto! Questi dati impressionanti sono l’ennesima fotografia perfetta della drammatica situazione sociale attuale, ma mi sorge il dubbio che questo clamore sia usato e amplificato per distrarre dal cuore trafitto e devastato della questione. Meglio sud contro nord, quindi. Ancora un’arma per ulteriormente dividere e fiaccare il paese e un oramai indebolito e colpevole corpo docente italiano.

Il vero problema, poco seriamente dibattuto pubblicamente e ancor meno nelle stanze parlamentari e di partito preposte, resta quello del reclutamento del personale docente che dovrebbe avvenire nella modalità più seria e dignitosa possibile, attraverso un concorso unico, nazionale con un numero di vincitori pari a quello dei posti disponibili e quindi ai ruoli da assegnare, senza ulteriori abilitati non vincitori, come si è fatto finora. Queste graduatorie, poi, create anni fa con l’obiettivo di tenere buoni in un limbo migliaia di giovani laureati e per finanziare le università formatrici di abilitati perché queste, intanto, perdevano iscritti, hanno retto (male) finché hanno potuto. Tutti i nodi ora vengono al pettine, per le questioni mal poste e ancora peggio risolte

Ah, dimenticavo di aggiungere, ed è un solo esempio possibile tra altri, che, se  non ci fosse stata la possibilità di cambiare provincia, ad Imperia i ragazzi diversamente abili non avrebbero avuto docenti specializzati nell’area scientifica.

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Un Commento

  1. Sergio

    Il dramma non è solo x i precari ma x tutti i docenti che dovranno subire questa ennesima boiata della riforma della scuola del 29 agosto dettata da renzyesconi e gialmini: + tagli + soldi alle private + lavoro – salario…..alla faccia degli standard europei!

    Inviato da iPhone

    >

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