Lettera per Andrea (lettere settentrionali 22)

Andrea Semplici e Sandro Abruzzese a Matera

Andrea Semplici e Sandro Abruzzese a Matera

Mentre il piccolo Stefano tenta di demolire parte dell’abitazione (solo a casa scoprirò che, con le manine, ha sporcato l’obiettivo della macchina fotografica, imprimendo la sua impronta su tutta la giornata) il poco fiato che resta, quello che non mi ha rubato Matera, serve a conversare con Andrea Semplici sui progetti di Erodoto108, davanti a una città che ammalia e porta alla mente Orano, quella de La peste di Camus.

Solo che in tempo di pace, senza quarantena, è difficile individuare i nemici di Matera, di Taranto, o Napoli. Una landa, questa in mezzo al mediterraneo, in cui “si rivoltano le zolle”, direbbe lo scrittore Fabio Nigro.

falco grillaio a Matera

falco grillaio a Matera


“Raccatta quella piuma”, indica la strada Andrea, “è di un falco grillaio”, poi mostra le loro traiettorie decise, verso i sassi, verso la gravina. Il falco è simbolo del Parco della Murgia Materana. Continuo a cercare di capire come si possa stare lontani da questo luogo. Anche noi, falchi della migrazione, senza alcuna minaccia di estinzione, pur sempre privi di protezione.

Ormai riconosco la lingua impastata dalla luce gialla, a Matera come a Lecce, ad Arles o a Mazara del Vallo. Pochi chilometri portano alle coste della Magna Grecia. Attraverso le narici, mi si riempie tutto il torace, la bocca, di radici. Oggi qualcosa è accaduto e può andar bene. Però mi ostino a leggere le targhe che danno il nome alle vie: spero anche solo in un vicolo intitolato a Rocco Scotellaro, una strada in ricordo di Albino Pierro.
Magari da qualche parte ci sono i loro nomi. Visto che non li ho trovati, mi aggrappo a questi versi:
“Io sono un filo d’erba / un filo d’erba che trema. / E la mia Patria è dove l’erba trema. / Un alito può trapiantare /il mio seme lontano” (R. Scotellaro).

Quando capiremo che bisogna guardarsi dentro per ri-conoscersi, scopriremo pure i volti dei nostri nemici. Allora potremo additare con certezza chi ha svenduto Taranto, Bagnoli, Caserta, e ne ha avvelenato le viscere, usando le scorie per sfamare i polmoni dei suoi cittadini.
Torno a casa cercando ostinatamente la strada statale 655 Bradanica, me ne ha parlato più volte Andrea. Cento chilometri in mezzo al grano, alla natura. Se fossimo in America, forse la Bradanica, che segue il letto del fiume Bradano, l’avrebbero narrata come una sorta di piccola route 66. Invece siamo tra la Basilicata e la Puglia, a ridosso della Campania, e allora il discorso cambia. Il percorso si interrompe prima di Venosa, il paese di Orazio, poi riprende fino a Candela, ma credo nei progetti iniziali dovesse arrivare almeno a Foggia.

Sulla bradanica, Lucania

Sulla bradanica, Lucania


Alla fine, d’intorno pomodori, è già terra di caporalato. A Lavello una delle poche grosse zone industriali, sono stretto già tra il Vulture e il promontorio del Gargano. Anche qui, potrei tracciare una linea immaginaria che da Lagopesole, Melfi, Sant’Agata, mi porti dritto a Lucera, a Castel del Monte: la castellania del puer apuliae, Federico II di Svevia.
Svolto verso l’appennino, come al solito c’è vento forte tra Lacedonia e Candela, su queste alture che tengo alla mia sinistra, De Sanctis iniziò il suo viaggio elettorale. Dopo Rocchetta, Lacedonia, c’è la Bisaccia dell’amico poeta Franco Arminio:
“Concedetevi una vacanza /intorno a un filo d’erba”, scrive, “dove non c’è il troppo di ogni cosa/ dove ancora il poco ti festeggia/ con il pane e la luce/ con la muta lussuria di una rosa.”


Ancora un filo d’erba, a incatenare il meridione, i suoi difetti, le sue immense occasioni. Forse basterebbe solo dimenarsi, per far emergere il buono di ogni cosa. Non lo so. La Valle dell’Ufita e Grottaminarda sono, per l’ennesima volta, il mio orizzonte. Non si sfugge al posto in cui si è cresciuti.
Solo che stavolta mi assillerà il pensiero di Matera, della Bradanica, dovrò resistere alla voglia di tornarci.
Ma già ci aspettano La luna e i calanchi, ad Aliano, caro Andrea, di nuovo in strada, ad Aliano.

 


Sandro Abruzzese

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