Eterni Ritorni. Città, paesi e in mezzo il mare.

testo e foto di Giovanna Iorio

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E amo i paesi perché cominciano e finiscono. E non ne avrebbero bisogno.

E amo le città perché quando mi sento sola ci sono le finestre. Centinaia di finestre.

E amo il mare perché le onde cancellano le orme sulla sabbia. Senza drammi.

E amo il paese perché tutte le ragazze hanno lo stesso taglio di capelli e c’è solo una parrucchiera che ogni tanto va a fare il corso di aggiornamento. E poi la parrucchiera torna con le novità. E dopo un paio di settimane tutte le ragazze del paese hanno fatto l’aggiornamento.

E amo la città perché di domenica le campane suonano e in chiesa non ci va nessuno.

E amo il paese perché quando Pasquale torna da Milano si fa chiamare Lino e parla con l’accento milanese.

E amo la città perché i condomini hanno messo un adesivo all’ingresso per i testimoni di Geova: “Siamo cattolici”. E a Pasqua ne mettono uno per il prete “Siamo testimoni di Geova”.

E amo il paese perché il sole si prende in canottiera e quando ti spogli hai il segno del sole.

E amo la città perché lassù, in alto, sui terrazzi condominiali, tra le lenzuola, i bambini imparano ad andare in bici.

E amo il paese perché fino alle quattro del pomeriggio nessuno mette il naso fuori di casa. È la controra.

E amo la città perché quando si sente una sirena il matto di turno si lega a un palo.

E amo il paese perché quando si sente una sirena tutti si affacciano al balcone come se improvvisamente ci fosse il mare.

E amo la città perché quando vai a buttare la spazzatura vedi un materasso che si allontana sulle ruote di un vecchio passeggino.

E amo il mare perché quando mi viene da piangere non devo ficcarmi sotto la doccia.

E amo il paese perché la gente conosce la tua famiglia e di te non sa niente.

E amo la città perché faccio finta di dover andare da qualche parte e invece voglio soltanto perdermi.

E amo la città perché quando si rompono gli ascensori gli inquilini si scambiano qualche parola.

E amo il paese perché le facciate delle case somigliano alle facce delle persone.

E amo la città perché quando entri nei bar è sempre tutto “diverso” e mai “il solito”.

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