La Santa

 

 

Testo e foto di GIOVANNA IORIO

IL LETTO

-Da grande farò la Santa- dice Lucia alla madre che la guarda con stupore come se in quel momento intorno alla testa le sia spuntata l’aureola.

Lucia ha dieci anni ed è una bambina con gli occhi neri, le ginocchia sbucciate e due trecce lunghe.

La madre, seduta alla vecchia Singer, smette di cucire per farsi il segno della croce. E dice,

– Che dio ti benedica, figlia mia. Non ti mettere in testa certe cose. Tu devi diventare ragioniera come tua zia Giovanna.

Però Lucia è una bambina determinata e ha cominciato a fare piccoli miracoli a domicilio. Tutti i cani rognosi del paese fanno la fila davanti casa sua; dopo un po’, non si sa come, se ne vanno con il pelo folto e lucente. Gli uccelli malati, li mette nella cassetta delle arance sul balcone. Anche loro dopo il miracolo se ne volavano via.

La foto della prima comunione di Lucia sta sul tavolo in salotto vicino alla buonanima di suo padre, Gaetano. Vestita come una suora, il giglio in mano, Lucia sembra proprio una piccola santa. Un giorno alla confessione Lucia lo aveva detto al parroco:

-Padre Francesco, da grande voglio diventare santa.

Il prete le fece il segno della croce con le dita in mezzo alla fronte e poi con l’espressione scettica disse:

– Lucia, per diventare santa devi fare un grande miracolo.

–  Ma io li faccio!

– Guarire gli animali non vale. Allora i veterinari che sono, tutti santi? No, Lucia. Devi fare un grande miracolo.

Lucia fa i miracoli piccoli: aiuta la gente a ritrovare le chiavi, gli occhiali e i documenti. In paese si è sparsa la voce e tutti i rimbambiti vanno a bussare a casa sua.

– Dove sta Lucia? Mi deve trova il libretto postale che devo andare a ritirare la pensione!

La madre di Lucia si arrabbia, smette di cucire, si fa il segno della croce e grida:

– Ma la volete lasciare stare a Lucia mia? Che vi siete messi in testa? Non li fa i miracoli! Non è una santa, Madonna!

Poi però Lucia esce di nascosto e va a casa di Michele. I documenti stanno sotto il materasso, legati con l’elastico e l’immaginetta di Padre Pio.

– Grazie Lucia, io ci avevo guardato prima. E non ci stava niente! Lucia, tu si’ ‘na Santa! Non dare retta tua madre. Quella ha paura che diventi famosa.

 

Elisabetta

La cugina di Lucia si chiama Elisabetta. È l’unica figlia di zia Giovanna. Sono amiche per tre buoni motivi: hanno la stessa età, sono vicine di casa, vanno a scuola insieme. Elisabetta è nata male, così dice la madre. Si nasce bene, e si nasce male. Lei è nata male. L’ostetrica le ha fratturato le ossa del bacino tirandola come un vitello tanto era lunga e pigra. Per questo cresce tutta storta come una vite. A scuola la prendono in giro. Meno male che vicino a lei c’è sempre Lucia. Fino a quando c’è lei non le può succedere niente.

– Io la Santa non ce l’ho in Paradiso ma in classe mia!

Vanno a scuola con l’autobus. Lucia l’aiuta a salire e a scendere. Le regge lo zaino. L’accompagna in classe.

– Un giorno ti faccio il miracolo grande. Ti raddrizzo come un cipresso, così cammini normale.

– Non ti preoccupare Lucia, non ho fretta.

– Per fare i miracoli grandi devo diventare grande.

Elisabetta le stringe forte la mano e fa di si con la testa. Si fida di Lucia, le vuole bene. È sicura che un giorno Lucia manterrà la promessa. Poi dice:

– Non c’è fretta, Lucia.  Quando mi sposo però voglio andare fino all’altare senza zoppicare, con il vestito bianco e il velo lungo. Voglio lasciare tutti a bocca aperta quando entro in Chiesa . Pure  a Padre Francesco. Ci deve rimanere di sasso, come un statua. Con la bocca aperta come a Sant’Antonio, e ci devono entrare e uscire le mosche.

 

Il caffè, la lapide e l’utero

Si chiamava Gaetano il padre di Lucia e aggiustava le cose: tostapane, cucine a gas, ombrelli, televisioni. Pure le scarpe. Riparava tutto. Un giorno la moglie gli aveva portato il caffè nel magazzino.

– Gaetano, il caffè. Te lo vuoi prendere o no? Si raffredda.

Ma Gaetano non se lo prese il caffè. Si fecero freddi tutti e due.

La lapide Anna la volle di marmo, come quelle che mettono ai signori. La sorella di Gaetano, Giovanna, ci fece mettere una bella  frase, con le lettere di ottone

 Il meglio deve ancora venire.

Aveva studiato lei, e non solo i numeri. Anna pianse e abbracciò la cognata.

– Che bella frase!

– Sta sulla tomba di Frank Sinatra, – disse Giovanna orgogliosa, con le lacrime agli occhi. In inglese fa una bella figura. Però chi la capiva se la mettevamo in inglese? Neppure Gaetano che ci sta sotto la capiva.

– Neanche io, però, la capisco Giova’. Che vuol dire?

– Vuol dire che dove sta adesso sta meglio.

– Ah!

 

Lucia era figlia unica. Dopo la morte di Gaetano erano rimaste solo loro due a tirare avanti. Anna un lavoro non ce l’aveva, ma sapeva cucire. E così cuciva dalla mattina alla sera. Faceva vestiti, pantaloni, giacche. Riparava tutto. Era puntuale e non si lamentava nessuno. Ai clienti offriva pure una tazza di caffè mentre si provavano il vestito:

– Prendetevelo caldo che si raffredda.

Quando era nata Lucia, Anna aveva avuto una brutta emorragia. E così  per salvarla le avevano tolto l’utero.

Questa storia dell’utero non si capiva bene com’era andata. Il medico ad un certo punto aveva chiamato Gaetano:

– Se vuoi bene a tua moglie mi devi dare il permesso. Devo toglierle l’utero, subito.  Se non mi dai il permesso muore.

Gaetano aveva dato il permesso. Gli avevano dato un foglio ma le parole erano difficili e non aveva capito. Dopo qualche giorno Anna era tornata a casa con la bambina e senza utero. Aveva 26 anni e si vergognava.

– Che donna sono adesso Gaetano?

Lui rispondeva che non si doveva preoccupare, che l’importante era che avevano fatto a Lucia.

– Ma qui ora ci sta un buco, – diceva Anna. E si toccava la pancia. – Ho paura che ci entrano le formiche

La bambina dormiva nella culla come un angioletto. Anna era a letto, con la faccia bianca come un lenzuolo. Era entrata una mosca e si sentiva solo il ronzio.   Gaetano mise la mano sulla ferita di Lucia e con l’altra tentava di acchiappare il moscone tutte le volte che passava sopra Anna o sopra a Lucia.

– E secondo te io che ci sto a fare vicino a te?

Poi le raccontò una storia.  Gaetano le storie non le sapeva raccontare. Era un uomo di poche parole. Anna chiuse gli occhi mentre raccontava.

– A mio padre, quando era soldato, è successa una cosa. Me lo raccontava sempre mia madre. Tu lo sai che tipo era.  Era uno come me, non ne raccontava storie. In guerra aveva perso un dito, con una granata. Pum e gli era saltato. Lo avevano mandato a casa, poi si era curato e aveva voluto tornare in trincea. “Io ce l’ho ancora il dito”. Mia madre gli diceva di si, per non fargli dispiacere.

Anche i suoi compagni gli dicevano: si. E una mattina era tornato dentro una cassa da morto. Deceduto in battaglia. E indovina! Il dito gli era ricresciuto.

Anna aveva riaperto gli occhi. E aveva sorriso.

– Allora mi cresce l’utero?

E Gaetano faceva di si con la testa.

– Si. Giuro.

Lucia si era svegliata. E giocava ad afferrare un raggio di sole. Il moscone era sparito.

– Gaeta’… Ma dov’è finito il moscone?

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...