LETTERE SETTENTRIONALI 17 (Marta)

Continuo a battere le mani, il sangue pulsa, arrossa la pelle livida, e il corpo trema.
Non accade altro, rispondo all’indifferenza con un continuo battito di mani sempre più intenso e gli arti soffrono, sopraffatti dal formicolio. Batto le mani con tutta la forza, e Marta nemmeno si volta.
Il mio incubo peggiore è questo. Ma non è un film e non si tratta di un sogno: è la vita di Marta, nata dal mio grembo.

Mentre dormo rivivo precisamente la scena del suo primo compleanno. Di solito nei film utilizzano la frase “mi è caduto il mondo addosso”.

Mia cognata si avvicina e sussurra:
Teré…la creatura bisogna farla vedere, la chiami e non ti risponde, Michele ha fatto scoppiare un palloncino vicino alla sua testa e manco s’è voltata, manco se n’è accorta…Teré!

Eppure quel ciarlatano dell’asl dopo averla visitata intorno ai sei mesi aveva pontificato che era tutto a posto, tutto normale. Avreste dovuto vederlo con quell’aria di sufficienza e il sigaro in bocca, io rappresentavo la solita mamma isterica da tranquillizzare.

Andando al nocciolo, siamo partiti appena il medico ci ha detto di cosa avevamo bisogno: un po’ di fortuna, un buon chirurgo e un impianto cocleare. Anch’io la prima volta mi sono chiesta che cavolo fosse: esiste un affare capace di convertire gli impulsi sonori codificandoli in segnali elettrici, i quali arrivano ad un processore in grado di trasformarli in linguaggio. Questo è tutto. In mezzo la vita di una bambina: la scuola, la logopedia, l’insicurezza, lo psicologo, l’indifferenza crudele e inconsapevole dei bambini e degli adolescenti, la diversità.

Dopo una serie di ricerche abbiamo trovato il nostro specialista all’Ospedale Maggiore di Parma, c’è stato l’intervento e tutto il resto. Per seguirla e avere l’assistenza di cui necessitava ci siamo trasferiti ed è iniziata per sempre una nuova vita.
Mio marito da impiegato della pubblica amministrazione ha ottenuto il trasferimento in poco tempo. Per una volta un impiegato pubblico che dalla Campania chiede di andare in Emilia Romagna e non viceversa.

Sono passati quasi vent’anni e Marta si è diplomata l’anno scorso in ragioneria, è una ragazza timida e un po’ riservata. Vorrei dire che questo traguardo segna il lieto fine, ma conosco ciò che ha passato mia figlia e preferisco dire che il signore ci ha voluto mettere alla prova, è andata come doveva. Si può vivere pure senza musica, accompagnati da una voce metallica, senza sentire mai il suono delle parole della propria mamma, tuttavia il lieto fine appartiene alle fiabe e questa è tutto tranne che una storia per principi e principesse.

Io a Sant’Agata lavoravo in uno studio dentistico e a Parma faccio la casalinga perché in casa mia c’è sempre stato tanto da fare, ma non mi è mai dispiaciuto.
Se vi capitasse di conoscere Marta, scandite bene le parole, alzate il tono della voce, e datele modo di aiutarsi osservando le vostre labbra. In ultimo, niente carezze alla testa o ai capelli, sopra le orecchie ha parte dell’impianto. Vi consiglio di trattarla come gli altri, non è stupida, e odia più essere compatita che discriminata.

SANDRO ABRUZZESE

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...