Microbiografie dall’altopiano 1

di FABIO NIGRO

fabnigIMG_0151

Ottantacinque anni fa era un bambino di un anno, cadde con la faccia nel fuoco e il fuoco non si tirò indietro.

Alcuni sono andati via dal paese perché avevano paura dei cani, così dice la bambina.

La seminatrice
Luigina ha scelto di vivere sempre in primavera, è stata una scelta fatta per amore. Luigina indossa una gonna e solo una camicia, mai una giacca, mai un paio di calze. Luigina ritornò a scuola da adulta e ripiegò il suo grande corpo in un banco dell’ultima fila, lo fece solo per amore ma non bastò, così tolse la porta d’ingresso alla sua casa. Luigina quando ha la testa pesante mette una scarpa sola e camminando per le strade del paese semina i pensieri che escono dal piede nudo. Luigina lo fa solo per amore, ma non basta.

Qui sull’altura il giorno non mette mai la maschera e già dall’alba mostra le sue ossa.

Francesco ha lavorato quarant’anni in una fabbrica di formaggio in Svizzera. È morto nel suo orto, qui sull’altura, stringendo nel pugno sinistro quattro prugne mature.

Qui sull’altura chi perde l’entusiasmo si aggrappa a me, ma io non sono sicura. Sono una corda senza anima. Sono la paura.

Qui sull’altura le regole barbare della poesia legarono il destino di un ospedale alle sorti di una volpe. Una sera mentre attraversava la strada, la volpe fu investita, chi era alla guida non si fermò e l’ospedale non curò più nessuno.

La distanza di Angelina
Angelina è anziana e sola e veste di nero. Il marito è al cimitero e i figli in Svizzera. Angelina esce da casa due volte al giorno, tutti i giorni, la mattina e nel pomeriggio dopo pranzo. Raggiunge a piedi l’orto, dove c’è il suo pollaio. Un chilometro, questa è la distanza. Andata e ritorno sono quattro chilometri al giorno. Angelina dice che sono solo due passi. Andata e ritorno sono centoventi chilometri in un mese. Angelina dice che non conosce il divano. Andata e ritorno in un anno sono millequattrocentosessanta chilometri. Google dice che la casa di Angelina dista da Lucerna solo millecentotrentasette chilometri.

Vivo qui, nei paesi dell’altura. Non sono di facile presa e maneggiarmi è rischioso, come lo è maneggiare una damigiana piena senza manici. Vivo qui, nei paesi dell’altura e drago il giorno dall’alba al tramonto, poi a sera mi ritiro dietro le porte chiuse perché godo di un regime di semi-libertà. Rassodo e conforto, ma non sempre. Ho la vivacità di una rana, ma non salto: frano. Sono la desolazione.

Nei paesi dell’altura non è raro vedere i giorni ridursi a un intervallo tra un funerale e l’altro. Oggi, come ieri, ancora un funerale. Qui la scomparsa ha preso residenza. È la quotidiana morte del paese, ma è una morte che vede la luce ogni giorno.

Fabio Nigro

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...