LETTERE SETTENTRIONALI 8

Il mio nome è Michele Acampora e sto qui dal 2002.
Ho preso il diploma e oggi è il giorno della mia laurea triennale in Scienze della formazione. Non mi sembra vero.
Ho iniziato a studiare perché avevo tempo e non passava mai.
Sono nato a Napoli in vico Paradiso, una traversa di via Pasquale Scura, e con questo non mi voglio giustificare.

Ve lo dico subito: la vita mi ha fregato! Su questo sono d’accordo con il professore Vitagliano.
Lui sostiene che gira e rigira facevo sempre lo stesso sbaglio, applicavo sempre lo stesso schema. Che il destino è pure una questione di schemi, di meccanismi.

Mi sembra di sentirlo: – E’ che a volte crediamo di scegliere e invece finiamo col rispondere ad automatismi che portano sempre davanti allo stesso muro, nello stesso vicolo cieco -.

Proprio come il mio vico Paradiso, un vicolo cieco dove dalla parte della cumana si bucano i tossici, e dall’altra si vende la roba per i tossici.

All’epoca non mi faceva dispiacere la gente. E allora passavamo veloce con lo scooter, e io acchiappavo le borse, e spartivamo metà per uno già verso piazzetta San Gaetano ai tribunali.

Poi quella volta non so che mi è preso, ci sono andato incerto, poco deciso. Mentre cadevamo ho sentito un rumore sordo come una botta secca. Neanche il tempo di alzarmi e avevo in faccia la morte.

Ve lo dico io che mi ha fottuto. E’ stato che sapevo di essere diventato bravo. Mi ha tradito l’abitudine, portandomi ad abbassare la guardia con la strada. Ad abbassare la guardia con la vita.

Il professore Vitagliano è stato più di un padre al carcere minorile. Lui dice che al mondo non c’è errore peggiore di quando uno crede di essere migliore degli altri. Si chiama presunzione.

Dice: – tutti quanti possono vincere una volta, ma il campione è quello che vince sempre, perché non abbassa mai la guardia, è migliore perché sa che nella vita ogni cosa è provvisoria, e per questo per rimanere in alto ogni giorno che passa bisogna metterci sempre più forza -.

Gli piacciono le frasi a effetto, ma a me sta cosa del campione mi sembra una cazzata, anche se non gliel’ho mai detto.

Ma almeno lui crede che non sono fatto per rubare, che nessuno al mondo è fatto per rubare, e che gli uomini hanno lo scopo di diventare sempre migliori. Che ho avuto solo cattivi esempi, cattivi schemi, cattivi meccanismi.

Gli ho voluto credere e perciò sono rimasto.
Avreste dovuto vederlo alla laurea, piangeva come un bambino e io ridevo.
Lui piangeva per me.
E io ridevo per me, e un po’ pure per lui.

SANDRO ABRUZZESE

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