Marmellata di Lucciole 8

giovanna iorio blog 8
foto Giovana Iorio

Marmellata di Lucciole

Ci sto provando a scrivere tutto. Ad annotare tutte le parole. A strapparle alla quotidianità che le uccide. Salvarle. Catturarne l’alone. Lasciarle brillare dentro la pagina.
Lo sai, da bambina andavo a cercare le lucciole nei prati non per ucciderle. Volevo salvarle. Uscivo con un barattolo di vetro, quelli per la marmellata. Mia madre mi aveva insegnato una filastrocca per incantare le lucciole. Dovevo dire:

Lucciola lucciola vien da me
Che ti do il pan del Re
Il pan del Re e della Regina
Lucciola lucciola vieni vicina.

E le lucciole arrivavano. Lente, mansuete, intermittenti come un respiro eccitato. Posavo il barattolo a terra e le prendevo nel palmo della mano, chiudevo un po’ per non farle scappare, delicatamente per non soffocarle.
Una ad una le mettevo nel barattolo. Dieci, quindici, venti luci per le mie notti di giugno, sul comodino, accanto al letto. Mi addormentavo al buio con il bagliore sempre più fievole sul viso. Io sognavo. Le lucciole morivano.

Conversazioni prima della partenza

E’ arrivato G. Si è seduto sul divano e si è messo a imprecare. Gli hanno rubato lo stereo dalla macchina. E’ la prima volta. Le prime volte sono importanti. Smetto di fare la valigia e vado da lui. Mi siedo. Per strada due ragazzi fanno baccano mentre incollano un manifesto sul muro. Ridono e si sporcano con la colla liquida.
Allora, dico a G., parliamone. Raccontami cosa ti è successo.

DOCUMENTI
IL MANIFESTO SUL MURO

Terzo Trofeo Città di Cucciano
Gara di Tiro al Bersaglio

1° classificato vitello paesano 300 kg
2° classificato maiale paesano 100 kg
3° classificato prosciutto paesano
4° classificato agnello paesano
5° classificato capicollo paesano
6° classificato n° 6 bottiglie di Greco di Tufo
7° classificato n° 2 polli paesani

Alla donna 1° classificato Ferro da stiro Zoppas

Stereo & Vitello

LEI: Dimmi, provi dolore per la perdita del tuo stereo?
LUI: Ho voglia di una granita al limone. Se lo beccavo, gli spaccavo la faccia a quello stronzo figlio di puttana che gli venga un cancro…
LEI: Era soltanto uno stereo. E pensa, magari il ladro era un poveraccio che ne aveva bisogno per mangiare.
LUI: Come no, il padre di famiglia disperato che ruba per sfamare i figli. Non è sempre così, cazzo! E poi costa DUE CEN TO CIN QUAN TA EURO uno STEREO nuovo…e ora basta, finito! Niente più musica. Ma il tuo lasseir faire mi irrita, anzi no, mi inferocisce!
LEI: Guarda, hanno appena incollato un manifesto, vado a leggere.

LETTURA DEL MANIFESTO

LEI (a LUI): Fanno una gara di tiro al bersaglio con sagoma fissa a 800 metri. Ci andiamo? Così tu guadagni un vitello, o male che vada due polli. Alla peggio scarichi l’aggressività. Se vinco io, invece, siccome sono una donna mi merito un bel ferro da stiro. Così stiro le camicie a tutto il paese, e non parto più. Le stiro a te, al ladro, al vitello, al comitato organizzatore del Trofeo di Cucciano.
LUI: Ma che c’entrano i vitelli con il mio stereo, anzi non è più il mio stereo. Ora è il mio ex stereo.
LEI: Vedi, tu non capisci proprio niente. Non ci arrivi proprio. A me quel manifesto là fuori ruba la meravigliosa opportunità di vincere un vitello di 300 Kg. Però tu non provi alcun risentimento per i fessi che lo hanno scritto. Ma quel poveraccio che ti ha preso lo stereo lo uccideresti.
LUI: Sono due cose diverse. Solo tu riesci a mettere cose così diverse in relazione.
LEI: È lo stesso tipo di tragedia.
LUI: No che non è la stessa tragedia.
LEI: Si che lo è.
LUI: No.
LEI: Si.
LUI: Parti. E’ questa la tragedia.
LEI: Partire non è una tragedia.
LUI: E quando parti?
LEI: Venerdì.
LUI: Di venere e di marte non si arriva e non si parte.
LEI: Scrivilo al Ministro dei Trasporti.

Una passeggiata con G. prima della partenza (ma gli angeli esistono?)

LEI: Ma questo angelo custode esiste o non esiste?
LUI: Boh!
LEI: Non te lo sei chiesto mai?
LUI: Mai.
LEI: Ma proprio mai?
SORRISETTO DI LUI CHE NON SI CAPISCE n° 1
LEI: Allora?
SORRISETTO CHE NON SI CAPISCE n° 2
LUI: Non lo so.
LEI: Allora hai dei dubbi.
LUI: Ora te lo spiego. Se ci fosse un angelo custode dovrebbe apparire proprio ora per aiutarmi. Perché io non ce la faccio più con una come te che mi parla di partire, cambiare, vitelli, sterei, angeli e flap flap flap. Una che scrive tutto il tempo e quando non scrive legge e quando non legge parla. Una che mi prepara il tè e a me mi fa schifo il tè. Il mio angelo ti deve far capire che io voglio un cazzo di caffè perché il tè non mi piace, non mi è mai piaciuto, non mi piacerà mai e tanto meno col latte e tanto meno con lo zucchero e tanto meno al posto del caffè perché ho finito di mangiare un piatto di fusilli alla sorrentina da neanche un quarto d’ora! E non siamo in Inghilterra, te lo vuoi ficcare in testa. Questo sì che sarebbe un angelo custode, uno che poi me lo porto a bere una birra e facciamo quattro chiacchiere sulle donne che fanno sempre le misteriose che non sai che gli passa nella testa tutte bionde o tutte rosse o tutte a strisce i colpi di sole un angelo custode che ti arrotola i bigodini perché domani parti e allora l’angelo ti potrebbe sparare una cazzo di freccia proprio in mezzo al cuore se ce l’hai un cuore tu a partire così e a lasciarmi qua come un fesso ma te lo dico io non me ne sto con le mani in mano io me ne porto altre a cena e poi l’angelo te lo dirà di quella che mi sono speso tutti i soldi per portarla a cena, per portarla a bere, per portarla al cinema, per portarla a vedere le stelle che dovevano cadere e poi ci hanno ripensato. Perché con me le stelle ci ripensano sempre. L’angelo che poi lo devo pregare in ginocchio fammi arrivare fino a casa che non c’ho i soldi per la benzina e poi puntuale non s’avvera e faccio una figura di merda che devo spingere la macchina.
LEI: Insomma. Sei incazzato perché vado a lavorare in una fabbrica di marmellata al Nord.
LUI: Allora non ci andare…
LEI: Devo risolvere una cosa. Il flap flap flap
LUI: Ecco, hai visto. Di nuovo questo cazzo di flap flap flap…
LEI: Mi dici perché dici sempre cazzo? Perché hai bisogno di nominare i genitali? Lo sai che torno. Quando ho trovato il mio angelo custode. E finisce questo flap flap flap. Quando imparo a sorridere.


Discussioni di architettura nella mia stanza con gli amici la sera prima di partire.

Allora ci venite a casa mia stasera? Domani parto.

La prima ad arrivare è la mia amica dagli occhiali da sole tristi.
Ma perché te li sei presi così?
Me li hanno regalati.
Ma sono…
…Tristi, lo so.
Perché non te li levi allora?
C’ho provato, è che non vanno più via.

Riassunto della serata per punti essenziali:

1. Stasera è venuto fuori che i Pellerossa non soffrono le vertigini. Hanno costruito i grattacieli ai gringos, sospesi nel vuoto; in strada li hanno visti volare da una parte all’altra delle impalcature sulle assi sottili. Portavano piume nere intorno alla testa come corone e tute di jeans senza la canotta. Li hanno pure fotografati, non mi ricordo chi, mentre mangiavano ed erano seduti a cavalcioni sulle impalcature con le gambe penzoloni e grandi sorrisi sospesi nel vuoto. Foto in bianco e nero: angeli bruni, esseri umani generati dagli uccelli, incroci di divinità alate e giovani fanciulle brune. Hai mai visto le nuvole salire su nel cielo in ascensori di cristallo? Vanno su e giù mentre di sotto le strade sono fiumi in piena. I miei amici sono sicuri che al Nord ci sono i grattacieli.

2. Stasera è venuto fuori che quando piove ed è estate ed è notte e hai la finestra aperta e ti affacci per vedere quanta pioggia viene giù, ti accorgi che sono cadute solo quattro gocce, insomma proprio in quell’istante ti avvolge un odore acre e intenso e antico. E’ l’odore dell’ozono. E sembra che si sia materializzato qualche essere soprannaturale proprio nel tuo giardino.

3. Stasera è venuto fuori che Antonio sogna di fare l’assaggiatore di cioccolato; che Marta non costruirà mai palazzi di vetro (tombe dell’architettura, li ha definiti, però a me piacciono!); che i grattacieli oscillano tutto il santo giorno come canarini sulle altalene; che il vento ha fatto crollare un ponte grande e grosso con una sola spintarella ben assestata.

4. Volevo aggiungere ad un certo punto, ma non sono riuscita a guadagnare la parola e così mi è passato di mente, che in una lontana città dell’Irlanda quando il vento soffia forte sull’oceano, un blocco di case costruite in periferia ulula come il Banshee e risuona come un organo spettrale. Si dice che quegli alloggi siano stati costruiti dagli spiriti delle tenebre. La verità è che i soldi che non hanno speso per il cemento e i mattoni sono da qualche parte nella tasca – a destra o a sinistra – di un pantalone rigonfio maniacalmente ripiegato su una sedia in una stanza di una villa che di notte è silenziosa e non conosce spifferi e neppure sogni.

Ciao Angela
Ciao occhiali tristi.
Buon viaggio e buona fortuna.

INTERVALLO
Ora smettila di girare…è quasi marmellata.

GIOVANNA IORIO

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