LETTERE SETTENTRIONALI 9

IMG_2575

Sono rimasto solo, un’altra volta. E adesso che ho più di cinquant’anni sono troppo vecchio per partire e troppo grande per sopportare la malora della mia gente, lo sfacelo di una società malata di incuria. Ora che il livore mi attanaglia e raggiunge sovente le tempie, proprio ora la rabbia risulta insopprimibile e l’esistenza si fa ancora più pesante.
Vedo la sufficienza negli occhi dell’impiegato che raccoglie il mio ennesimo esposto, la sua commiserazione per il veleno e il sangue amaro che mi procuro.

dottò, stavolta li mandate tutti in galera a quelli: protezione civile, regione, e tutto il resto -. Ride.
Se solo fossi riuscito a spiegarmi un poco prima dove sbagliavo. Come mai intorno a me si creasse sempre il vuoto. Perché anche gli amici più cari si sfilavano, facendo sottili distinguo, o si allontanavano adducendo svariate motivazioni politiche. Quando non sapevano che dire parlavano di problemi di opportunità.

Invece il Partito mi ha tolto prima la salute e poi i soldi. E a Caserta se hai solo la salute non conti molto, se hai i soldi senza salute, i primi non ti servono a niente. Se non ce l’hai entrambe, ti chiami come me: Arturo Di Girolamo! E lavori da una vita affinché una manica di disgraziati, per quattro denari, non rovini per generazioni la terra che vorresti lasciare ai tuoi figli.

Poi una notte, dopo aver fatto l’amore, mia moglie, quasi come se sentisse il male del suo corpo, mi parlò con una voce ferma e delicata allo stesso tempo. Quell’anima che stava al mondo con grazia, sempre intenta a non gravare su nulla, a non esercitare alcun peso, che mi accompagnava dai tempi dell’università con discrezione, mi disse:

Artù, fammi una promessa: da domani sii più comprensivo e ogni tanto lascia correre. Pretendi di meno da chi ti sta accanto. Ma prima di questo devi essere meno severo con te stesso. Lo vedi che sei rimasto solo, al partito non ci viene più nessuno. Non è cattiveria come dici ogni tanto, no! E’ più semplice.
E’ la tua dignità Arturo mio, che tiene lontane le persone. La tua onestà, e l’impegno disinteressato per la gente.
Questo incute timore e crea imbarazzo.
Gli amici, Artù, hanno paura del tuo giudizio severo. E quello che ti è sempre sfuggito di chi ti stava intorno, mentre eri intento a cambiare il mondo, è che oltre alla buona volontà esiste la debolezza. Che la viltà non sempre è figlia della cattiveria. E la gente quando sbaglia qualche volta preferisce essere ascoltata, compresa. E qualche volta piuttosto ha bisogno di indulgenza, di un abbraccio. Si sottovaluta spesso la forza di un abbraccio, Artù. Ma la tua intransigenza a volte allontana. La tua forza morale scoraggia chi non ha la stessa vocazione. L’impegno continuo, la dedizione mettono in evidenza le assenze, le mancanze, i limiti degli altri.

Promettimi che sarai più indulgente. Promettimelo stanotte che i ragazzi dormono e noi ci siamo amati ancora come quando avevamo vent’anni. Ti basti che tutto ciò che allontana gli altri, è il motivo per cui ti amerò sempre immensamente, per cui preferirei morire piuttosto che rinunciare alla nostra vita. Quello che sei ha nutrito il nostro amore ogni singolo giorno, ma forse, Artù, non basta per nutrire il mondo.

Sono rimasto perché è stata l’ultima cosa che mi ha chiesto.

SANDRO ABRUZZESE
sandroabruzzese78@gmail.com
https://www.facebook.com/Raccontiviandanti

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...