L’emigrante è tornato

DI LUCIANO PUGLIESE

scalinata a Zungoli

scalinata a Zungoli

L’emigrante è tornato, 10 giorni di ricordi dopo 51 anni di assenza.
La sola camera dove dormivano in 6, mamma, papà e quattro figli, è oramai un deposito di legna, ma là un tempo c’erano i letti, la “fornacella”, la “boffetta” e nel sottoscala pure la “rolla pe lo puorco”.
Tempo ne è passato, è tornato con il Rolex d’oro al polso frutto di fortune transoceaniche, ma la semplicità dello sguardo racconta la vita vissuta nel vicolo Speranzella.

“Il paese è cambiato?” -gli chiedo- “Mah, le strade sono le stesse ma le case sono nuove”, dice.
Penso che la ricostruzione dopo due enormi iniezioni di denaro pubblico ha lasciato il suo spesso segno: muri, soglie, tetti ed infissi in alluminio, ma quello che ne rimane è l’assenza, l’assenza di un vicinato.

Quello di questi giorni è momentaneo, vacanziero.
È fatto di bombole di gas e pizzette del forno, non di macellazione di maiali e conserve per l’inverno.
“Qua steva zi Francisco e qua comma Ndonetta” -racconta-
ed io penso che il museo della fame e della morte è sempre aperto.

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