Marmellata di lucciole (4)

di GIOVANNA IORIO

foto Giovanna Iorio

foto Giovanna Iorio

L’ortica in Paradiso.

La femminilità mi aspettava con un sorriso tra i giocattoli di una bancarella.

La mia prima faccia era da incazzata nera. A undici anni avrei voluto essere come Elena. Era la più grande di tutte. Teneva a bada i ragazzi con vaffanculo e cazzovuoi. Se un ragazzo le piaceva lo trattava peggio degli altri, una pezza da piedi. Non aveva pietà. Un giorno disse: oggi giochiamo al dottore. Eravamo in piazza. Elena aveva un guanto giallo, l’aveva preso a sua madre. Andò a staccare un po’ d’erba ai bordi della strada, tornò e disse: ecco l’ovatta. Scelse Maghella, la più piccola. Le disse: alza la gonna. Poi le strofinò l’erba sul culo. Tutte le altre la guardavano ammirate, sembrava un dottore vero. Poi Maghella cominciò a urlare e scappò via da sua madre col sedere in fiamme. Ancora oggi quando vedo l’ortica mi viene in mente il culo rosso di Maghella.

Poi un giorno mi stancai di essere come Elena. Volevo piacere ai ragazzi, non spaventarli. Ma non sapevo sorridere e non ci sapevo fare. Allora cominciai ad uscire con Tiziana. Era una bambina per bene. Non diceva le parolacce e si metteva le calze velate. Si faceva la ceretta tutte le settimane e andava dal parrucchiere con sua madre. Elena venne a cercarmi e mi diede il suo ultimatum: se esci con quella stronza io per te non esisto più. Ti arrangi da sola. Ma io ero stufa di sembrare una selvaggia. Volevo imparare a sorridere come Tiziana. Allora mia madre mi comprò le calze velate e mi portò pure lei dal parrucchiere.

La femminilità mi aspettava con un sorriso tra i giocattoli di una bancarella.
Il mio primo bacio. Era la festa del paese. Mi ero messa un vestito celeste e un maglioncino di cotone bianco. Avevo i capelli profumati e in fondo gli occhi c’era un’espressione nuova, dolce. Ancora non sapevo sorridere con la bocca, ma gli occhi stavano imparando ad illuminarsi. Tutta la strada principale era piena di bancarelle e lui si chiamava Orazio. Era il figlio di un venditore ambulante di giocattoli. Mi guardava tra le bambole e io cercai di fargli un sorriso, ma non mi venne bene. Allora fu lui a sorridere e mi venne dietro per tutta la sera. Dopo tre sere di festa approfittammo di una strada buia e arrivò il bacio. La lingua continuò a girare per ore.

Avevo fatto le prove con l’interno del braccio. Tiziana aveva il ragazzo e mi aveva detto di provare in quel modo. Io l’accompagnavo agli appuntamenti e restavo ad aspettarla nelle stradine fuori dal paese. Qualche volta mi mettevo a spiare. Quando rispuntava dai cespugli aveva le labbra rosse e si aggiustava il vestito. Avevo una voglia matta di baciare anche io. Elena mi aveva detto che era una cosa schifosa, che la lingua dei ragazzi è come l’ortica, che le bestie non si baciano e suo padre diceva che le bestie sono meglio degli esseri umani.

La lingua continuò a girare per ore. Le bestie sono bestie. E in Paradiso non c’è l’ortica.

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