Lettere settentrionali 2

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Sono tornato dopo l’università per portare avanti l’azienda di famiglia.
Gli ordini vanno bene. I pagamenti no.
Ogni tanto mi ferma pure una pattuglia,
mi riconoscono da lontano.
Ma da quando gli lascio qualche scatola di vino, non ho avuto più alcun problema.

Me ne sono andato perché dove stavo io le elezioni comunali le vincono sempre gli stessi, da cinquant’anni.
Adesso vivo fuori da tre anni, la giunta è appena cambiata. Poi ho scoperto che l’altra governava ininterrottamente dal ’77.

Sono tornato per mia madre, mio padre morì sul lavoro,
io e mio fratello avevamo pochi anni,
e lei invece di rifarsi una vita,
si è vestita di nero per sempre ed è vissuta solo per noi.

In busta paga firmo per milletrecento euro, in realtà me ne danno settecento.

Mi hanno chiamato dalla regione per un progetto. Ho aperto due capannoni alla zona industriale,
col contributo dell’Unione Europea per le aree sottosviluppate.
Tengo la partita iva per cinque anni, poi me li vendo a qualcuno che lavora veramente.

I maligni dicono che il concorso era truccato,
in realtà la traccia era semplice perché doveva vincere uno che non è laureato.

Non sono partito perché stavo studiando per il concorso, lo sapevo che era truccato, ma un po’ la speranza c’è sempre. Mia madre mi diceva: prova! prova! Lei ci credeva veramente.

Non farlo partire. Il concorso lo deve vincere il nipote di Alfredo, alle elezioni mi ha portato quasi cinquecento voti, poi dice che il ragazzo è intelligente, insomma se lo merita.

Finalmente ho vinto il concorso, ancora non ci credo. Ero un po’ preoccupato per la traccia, perché io di giurisprudenza non so niente. Ma era proprio tale e quale a quella che mi avevano mandato la settimana prima.

Sono tornato dopo che avevo vinto un buon appalto all’Aquila per la ricostruzione, con la ditta di costruzioni lavoravo in subappalto, stabilmente a Roma. Modestamente i miei carpentieri rumeni lì invidiavano tutti per come lavorano. Chi me lo doveva dire che uscivano quelle cazzo di intercettazioni.

Me ne volevo andare quando l’ispettorato ha chiuso l’azienda di famiglia. Mi hanno consigliato di trovare la raccomandazione alla provincia. E così ho fatto, abbiamo riaperto dopo neanche una settimana. L’unica cosa è che mo’ quando ci sono le elezioni, la notte devo mandare qualcuno ad appiccicare qualche manifesto elettorale. Per il resto, siamo coperti.

Sandro Abruzzese

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