Lettere settentrionali

Me ne sono andato dopo la laurea triennale.
Ho conseguito la specialistica a Bergamo, subito mi hanno assunto alla Tenaris.
Sono cresciuto e tutti dicevano che se ne volevano andare,
che non c’era niente da fare, pure a me mi è sembrato normale.

Appena tornato, da poco, finalmente mi hanno trasferito,
Se non tenevo mio cugino, l’assessore, stavo ancora a Torino, al provveditorato.

Ho anticipato sei stipendi al sindacato, mi chiamano per il contratto domani, a tempo indeterminato.

Me ne sono andato perché chi rimane è un fallito,
e la vita della televisione sta da un’altra parte
mentre qua ci stanno solo i fessi,
e le cose importanti le fanno sempre fuori,
e qui non succede mai niente.

Siamo partiti all’improvviso, quando a mio padre l’hanno promosso direttore di filiale a Salerno,
le scuole elementari erano finite,
per tutte le medie mi hanno chiamato o’ muntagnar,
prima di allora non mi ero mai accorto di vivere in montagna,
mo’ mi sono abituato al mare, e indietro non ci tornerei manco morto.

Non me ne sono andato perché mi sarei sentito un fallito,
sono uno che quando inizia le cose, poi le finisce.
Poi con mille euro al mese, andavo a pagare l’affitto a loro?
La macchina, il mangiare, l’assicurazione. E che mi rimaneva?
Qua bene o male per il lavoro qualcosa esce.
Devono solo andare bene le elezioni.
Quest’anno siamo arrivati pure secondi al campionato di prima categoria.

Sandro Abruzzese

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