NESSUNO TOCCHI NARCISO!

L’amore non corrisposto ai tempi del PD

Il dramma di Narciso affonda nella profezia di Tiresia e coinvolge la sventurata Eco. La memoria comune tende ad associare la figura del bel giovane agli innegabili elementi negativi che pure esistono nella sua vicenda.

Infatti, quando Narciso rifiuta l’amore di Eco, segue la sua natura egoista e spietata, condannando la giovane a un crudele destino: “gli affanni e le veglie le fanno smagrire il miserevole corpo, la magrezza fa raggrinzire la pelle, e ogni sua linfa vitale si disperde nell’aria”. Il corpo di Eco muore d’amore non corrisposto e di inedia, e di lei rimane solo la voce, così come la conosciamo oggi.

Solo molti secoli dopo Boccaccio avrebbe cucito la novella di Nastagio degli Onesti addosso all’amore non corrisposto, e per fortuna almeno quella storia conduce a diversi e meno infausti approdi, non lo stesso avviene con la povera Erminia del Tasso.

Invece Narciso per la sua superbia andò incontro alla punizione della dea Ramnusia che lo condannò a una pena non inferiore alla sorte della ninfa: l’amore impossibile per se stesso.

Egli, “sconsiderato”, arso d’amore per la sua immagine riflessa nell’acqua del fiume, venne continuamente ingannato e al contempo eccitato dalla sua meravigliosa figura.

In principio Narciso non era consapevole di amare se stesso, e quando infine lo scoprì (“ma questo sono io!”), riempì il corso d’acqua di lacrime disperate. Prima del tragico epilogo Ovidio gli mette in bocca queste parole di tremenda consapevolezza: “brucio d’amore per me stesso, suscitando e subendo la fiamma d’amore. (…) devo essere pregato o dovrò pregare? (…) l’oggetto del desiderio è con me: mi ha reso povero quanto è a mia disposizione.”
E dopo che la superficie della fonte ebbe oscurato l’immagine, iniziò a percuotersi e struggersi, “sfinito dall’amore e lentamente si consuma per un fuoco penetrato nell’intimo”.

Il supplizio fu tale che la stessa Eco, “benché irata e memore dell’oltraggio ne provò dolore”.

Nella parte finale delle Metamorfosi, il poeta latino che conobbe “lo scender e ‘l salir per l’altrui scale” in netto anticipo sull’Alighieri, mostra finanche il corpo riverso del giovane, tuttavia il corpo scompare, e al suo posto germoglia uno stupendo fiore giallo dai petali bianchi.

Certo, stando ai parametri retributivi, il ragazzo ha avuto ciò che meritava, però davanti alla fine di Narciso mi ricordo di Caino, o del Dead man walking di Sean Penn.
In quest’epoca fredda si surriscalda solo il clima. Eppure per esercitarci alla pietà abbiamo bisogno di Narciso, almeno come di un Gesù sbagliato.
Occorre pietà all’industria, ai forconi, agli artigiani e pure alla pubblica amministrazione. Serve Narciso e forse ancor più Eco: dovrebbero partecipare addirittura alle primarie del PD!

Nessuno tocchi Narciso!!!

Supplentuccio
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