Appunti sannitici: Calitri, Cairano, Conza, e poi Lioni

Cairano (AV)

Cairano (AV)


Esercizi paesologici, nel nostro caso marginologici
Irpinia // sei agosto duemilatredici

Ci spostiamo in macchina da un paese all’altro, fa molto caldo, l’acqua nella bottiglia scotta, è l’ora di pranzo, solo la curiosità ci spinge a camminare.

Calitri è il suono delle televisioni accese e dei capricci dei bambini da dentro le case, dietro le tende di cotone che sventolano sugli usci: asterischi tra i cortili inanimati.

Non ho trovato spiegazioni a proposito dell’iscrizione che scorre sull’architrave di un portone, «Fontana Foresta Formica / Sono il trionfo della / Religione / AD 1879», a parte che è ‘sibillina’ e che la casa apparteneva alla famiglia Cubelli.
Mentre tentavamo esegesi casalinghe, notiamo che le tre parole iniziali hanno diverse cose in comune: allitterazione delle prime due lettere, stesso numero di sillabe, accentazione piana, genere femminile, numero singolare; infine, gli accenti ritmici cadono sulla seconda, quinta e ottava sillaba, formando quindi un novenario. Le altre parole, vantando accenti di quarta, sesta e decima sillaba, se non si considerano la sinalefe e l’a capo, seguono le regole dell’endecasillabo.

A Cairano ci sono case che non ce l’hanno fatta. Hanno fatto i lavori, sono state sistemate, ma non ci vive nessuno lo stesso.

Case fatte di una o due stanze. La stalla accanto al letto.

Antonio, il padre del sindaco, non ci sente, si nutre solo dell’energia che ha intorno, giocherella con le mani, sorride e fa sì con la testa.
La mamma del sindaco ci ha regalato una copia di I capitoli municipali di Cairano. C’è una goccia di vernice sulla copertina.
Le figlie del sindaco sono belle, salutano i nonni calorosamente, fanno merenda, poi corrono al bar.
Il sindaco è antipatico.

Poco più in là, le vigne abbandonate e i desideri insoddisfatti di chi vorrebbe tornare qui, aprire un’azienda vinicola, ma è costretto a guidare ambulanze nel traffico romano.

Una signora ci ha offerto il caffè.
Un vecchio operaio, che è stato in Belgio, in Svizzera e in Francia a “fare le stagioni”, scherza con la sua ancor più vecchia zia.

Tutti vorrebbero che dormissimo in paese stanotte, si adoperano, chiamano.

Da queste parti due vivi in più fanno la differenza, non bisogna farli scappare.
Due cuori pulsanti in più in paese; al di là dei portafogli.

“Ma se una cinquantina di persone sconosciute si trasferissero qui, sareste contenti o vi sentireste invasi?”. “Eh! Magari!” ci rispondono.

Alcune case nuove hanno indossato intonaci sgargianti, rossi e arancioni, in modo che da lontano, dagli altopiani circostanti, si possa notare a colpo d’occhio dove c’è vita e dove no.

Ruderi in Conza vecchia

Ruderi in Conza vecchia

A Conza ci sono decine di prigionieri.
Hanno chiesto asilo politico e sono stati mandati lì, in mezzo ai fantasmi.
Trasferiti dai loro intimi disastri a queste macerie estranee.
Vivono negli unici due edifici sani del paese.
Aspettano i documenti per anni. Hanno la mia età. Ci tengono a salutarci.

Qualcuno ha disseminato la strada di teste di bambole e pagliacci.
In un armadio ci sono due giacche appese, mummificate.

Il parco archeologico è durato un anno – ci racconta un guardaboschi. C’è stata una grande inaugurazione, ma poi non c’è andato più nessuno.

Chiesa di Conza vecchia, in parte restaurata e poi abbandonata come il resto.

Chiesa di Conza vecchia, in parte restaurata e poi abbandonata come il resto.


Gelosie di pascolo: sembra una figura retorica.*
Mi tolgono il terreno dove portavo le bestie e allora te lo brucio, così non lo usi nemmeno tu.
E’ stata arrestata una donna incendiaria di sessant’anni qualche tempo fa.

* Nella critica letteraria, «la lettura anagogica» è quella che tenta di andare oltre il senso letterale o immediato del testo; indica l’interpretazione spirituale della ‘lettera’, tesa verso il superiore ‘intelletto’ di realtà spirituali e divine. (fonti: Wikipedia, Treccani)

Perché il lago di Conza, sotto il comando della diga, ha ricoperto alberi, casolari e campi di ulivi?

Il lago di Conza in controluce assolata di agosto torrido

Il lago di Conza in controluce assolata di agosto torrido

Poi la gioventù del rimorchio la sera a Lioni, durante il concerto della polisportiva.
Il vigile cerca numeri di telefono sul suo i-pad di servizio, e ci fa incontrare un affittacamere dai modi affettati.

Non so perché, ma collego tra loro tre luoghi visitati recentemente, come in un trittico della marginalità: lo Z.E.N. di Palermo, il paese distrutto di Conza e Castelfalfi, un paese-scenografia della Toscana acquistato da una multinazionale tedesca e trasformato in un resort di lusso. Li avvicino nei ricordi, lascio che coabitino tra loro.

Valerio Sirna
https://www.facebook.com/Raccontiviandanti
Foto Sandro Abruzzese
sandroabruzzese78@gmail.com

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