IRPINIA PIETRA VIVA

Via Aldo Moro, Grottaminarda, Irpinia.

Via Aldo Moro, Grottaminarda, Irpinia.

L’idea di una bomba intelligente per i paesi spenti della penisola.

Ai paesi spenti di ogni latitudine e circostanza, alle radici e alle ali, ai viandanti, agli stanziali. Al nord e al sud di ognuno. E perché no, ai rancorosi disarmanti, agli invidiosi, alle terre dei detrattori ubiqui, ai delatori come ai dottori e professori senza cuore, ma soprattutto alla gente capace e onesta che non ne può più e ha finito per starsene per sé.

Al mio paese dove non vivo, Grottaminarda,
alla tenerezza che provo di fronte ai tentativi di fotografarla per quello che non è, scorci come Santa Maria Maggiore, il castello D’Aquino, Largo Sedile, Porta Aurea, il macchio, rispondo con la scelta di ritrarla dal retro: in alcune circostanze le spalle e la schiena sono più loquaci e sincere di tante illusioni prospettiche.
A dispetto degli inguaribili nostalgici, i luoghi del paese vecchio nulla hanno a che vedere con quella che oso definire senza fatica la triste realtà urbanistica del luogo, anzi assurgono a emblema, ricordano l’esatto contrario di ciò che siamo diventati. Le arterie che ci irrorano e rappresentano sono via Valle, via Aldo Moro, via Cimitero, quel che resta del Corso, il casello autostradale.
Di quel paese rurale dell’entroterra irpino “non è rimasto che qualche brandello di muro”, beninteso ciò è avvenuto in piccola parte per via dei terremoti del 1962 e del 1980, in misura preponderante per la nostra grave scelleratezza. E c’ero anch’io a vivere per me invece di farmi investire dalle ruspe, invece di incatenarmi alla pietra viva della “fratta”, quando hanno finito di sventrare il poco che restava della nostra storia.
Per chi non l’avesse capito, quelle che scrivo sono lettere settentrionali, hanno il sapore di quello che è già andato, ma non conoscono rassegnazione. Le mie corrispondenze sono indirizzate a quello che è, e a ciò che non è stato.
Abbiamo avuto fretta di chiudere con la terra cafona per dirci cittadini, sviluppato traffico, diffuso commerci, forse è per questo che non abbiamo conservato, per poter dire in giro che non era vero niente. Quindi oggi che non siamo zappatori, fatemi chiedere almeno: che c’era di male? A quel po’ di borghesia che ci ha sempre tradito, venduto, a chi si vantasse di avere la pelle chiara da tre generazioni, fatemi dire che se erano avvocato, medico condotto, direttore generale: peggio per loro perché la responsabilità è maggiore.
Il paese dove sono nato è uno spazio senza memoria e senza storia: albero mutilato senza radici, preda del vento più arrogante: cellule impazzite, luci, asfalto e cemento, marmi, gessi, macchine, pullman, camion e cartelloni pubblicitari.
La televisione ha fatto il resto, finendo col far deflagrare gli incontri, i racconti, addirittura gli scontri, ognuno si dà ragione per evitare confronti. Si vagheggiano larghe intese, partiti trasversali, muoiono gli estremi, le idee radicali, trionfano i furbi, espellono gli onesti che intralciano progetti di interesse clientelare: la solita fessa chimera del benessere comune.
Il mio paese spaccia merci, vende gli spazi, non ha più il cuore e quindi mette a disposizione il culo. A onor del vero devo dire che i cittadini sono generosi, devolvono la democrazia a una sorta di consorzio privato, un centro per l’impiego mutilato: Fiat Iveco, centri commerciali? “Spiàno” regolatore insieme a licenze, concessioni?
Quello che scrivo i maestri titolari già lo sanno, è un esercizio sterile che funge da psicologo, risparmio sulle spese mediche in tempo di crisi. Oppure mi rivolgo a chi si chiude in casa, a chi se ne sta fuori, a chi è rimasto dentro: voglio che adesso rifiorisca il seme morto nelle sedi vuote dei partiti, che agisca come detonatore l’idea di una bomba intelligente che spari schegge di dimensione collettiva, dimostri che si può essere feriti dal germe del riscatto generazionale, che si può a prezzo di umile costanza trasformare l’asfalto e il cemento delle nostre teste per RITORNARE PIETRA VIVA.
Che cos’è la pietra viva? Quello di cui abbiamo bisogno. Qualcuno che faccia le cose per gli altri. Noi dovremmo fare le cose per gli altri. Un giorno al mese, magari. Costruire cose semplici, pulire i marciapiedi, insegnare ai bambini a disegnare. Dovremmo essere un po’ più sinceri, umili, schietti. L’impegno per il proprio paese gratuito e addirittura slegato dalle passioni personali. Un piccolo movimento dal basso che faccia cose per gli altri, per i più piccoli. Togliamo le merde dalle strade, recuperiamo, ricicliamo oggetti, riportiamoli in vita. Incontrarsi una sera al mese sarebbe rivoluzionario. Togliere ai bar il monopolio della comunità per restituirlo a delle sedi appropriate. Progettiamo cose di poco valore…non c’è bisogno di partire dall’alto con gli assessori, le liste del pantano politico, quello verrà dopo e da sé. Servono i prerequisiti: imparare a stare insieme, a discutere dialogando per poi agire in un contesto concreto. Serve umiltà, scrivere quello che si farà e portarlo a termine, usare la creatività per ovviare alle risorse economiche. Serve una prospettiva diversa, di lungo respiro. All’Italia interna non servono grandi eventi, bensì quotidiani esempi di alterità, di alternativa all’arido, individuale ed egoistico. Immagino un consorzio liquido e stanziale, una rete di viandanti, che si appoggi a chi ci sta in tutti i paesi circostanti, terra in moto perpetuo, non avanguardia… ma formicaio brulicante di RESISTENZA! Chi ci sta?
Sandro Supplentuccio Abruzzese
Sandroabruzzese78@gmail.com
https://www.facebook.com/Raccontiviandanti
https://raccontiviandanti.wordpress.com/raccontiviandanti

Annunci

Un Commento

  1. Sergio

    Grande Irpinia, posti indimenticabili, carichi di emozioni, di sensazioni positive, ricordi da brivido…..Avellino, come l’alta Irpinia donano anche se per poco questa carica di energia istintiva che ti spinge a piacevoli momenti, visioni suggestive, paesaggi carichi di colori, centri storici particolari, arrangiamenti in diversita’ di stili, incontri tra vecchi amici che si abbracciano e si stringono con la semplice gioia di rivedersi e raccontarsi, odori e sapori di vita! Pienamente in sintonia con il concetto di ritorno alla pietra viva e alla perpetua ricerca di una valida alternativa.. Basta ricordarsi di questa esigenza nella vita e nei luoghi di tutti i giorni, nella quotidianità più spicciola per lasciarsi andare in una realtà più umile e ricca di idee, confronti, racconti, esperienze. Condivido pienamente, la creatività e’ l’unica arma che può farci uscire da una visione criticamente chiusa, rivoluzionare le nostre abitudini rendendoci più sensibili ed in sintonia con tutto ciò che ci circonda, ampliare l’area della consapevolezza……

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...