ULTIMO GIORNO DI SCUOLA SENZA SPERANZE (ultima parte)

Foto da ilfattoquotidiano.it Foto da ilfattoquotidiano.it

I FIORI DI JESSICA E LA SABBIA DI VANESSA
Certo possiamo cambiare città, e tuttavia prima o poi bisognerà affrontarsi guardandosi allo specchio almeno una volta, come in quei film hollywoodiani di successo in cui l’attore prova ripetutamente a parlare con sé stesso. E l’abitudine, si sa, immobilizza. La paura spesso paralizza. Poi siamo circondati dagli accidiosi, i detrattori ubiqui, gli specialisti dell’insipienza, i calunniatori per professione. Ognuno contribuisce come può alla sfiducia collettiva. Ma qualcuno dovrà pur rimanere, e magari schierarsi apertamente dalla parte che ritiene, gridare a voce alta se ciò che avviene è ingiusto! Linda vorrebbe comandare, decidere, e credo che lo saprebbe fare, parla di essere manager di una azienda all’estero, e per ora come idea le basta. Ma oggi il tempo è nero e la gente si chiude in casa senza fiatare, la voce muore in gola se non ci si aiuta a respirare. A noi occorre la voce di Linda!
Come occorre la voce di Jessica. I suoi fiori sono i girasoli, dice che sono capaci sempre di trovare la via. I suoi profumi si legano alla famiglia: non dimentica l’odore dei nonni, e aggiunge che senza di loro la sua mamma e i suoi fratelli non avrebbero potuto fare molte cose; non dimentica il profumo del fratello quando si prepara per uscire, ne è gelosa perché lo sente solo suo anche se sa che non è vero. Nella sua vita il papà è la mancanza che è presente ogni giorno. Felicità è l’Hellas Verona da bambina, allo stadio col padre, è la presenza di alcune persone, l’album del matrimonio dei genitori per ricordare e definire i lineamenti di quello che manca.
Jessica è allegra e dormigliona però arrossisce facilmente, spesso parla di un amico che secondo me è qualcosa di più perché indossa i suoi regali con amore. Lavora tutta l’estate alla reception di un grande albergo della gardesana orientale, e probabilmente se continuerà a piacerle lo farà anche da grande. E’ una persona dolce.

Vanessa scrive che la sua è tutta un’altra storia. Quando vede una porta, le viene in mente che, all’età dei suoi nove anni, la mamma inciampò su una di esse e riportò una ferita profonda due centimetri, poi all’ospedale scoprì che aveva il cancro. Ancora, in motorino, alla vista di una curva che percorre ogni giorno per tornare a casa, ricorda il furgone che l’estate scorsa la investì: ogni volta ha quell’immagine e ancora non riesce a togliersela dalla testa. La sabbia, poi, la porta dritta all’asilo della sua infanzia, quel giorno quando un bambino di nome Christofer si abbassò i pantaloni e fece la pipì nella sabbia del cortile, e lei e una sua amichetta rimasero lì tutto il tempo a guardarlo senza dire nulla. Sorride spesso e deve essere più forte, perché le cose non sempre vengono come devono venire, e non resta che farci trovare pronti, determinati.

ANCORA UN ULTIMO GIORNO
Anche quest’anno siamo arrivati alla fine, fra un po’ di nuovo non saprò dove andare. Quali parole per il mio commiato? So che questa società sbrana gli inermi e gli inconsapevoli, devo per forza esortarle a studiare, a non soccombere, a non lasciare questo Paese in mano a chi ha già la strada spianata; a chi l’ha già distrutto altre volte. Con quale coraggio chiederò loro di restare? Chiedere che diano filo da torcere con la bravura di cui sono capaci, che fino all’ultimo non rinuncino a fare un lavoro in cui si può immaginare. Insistere sui libri, sull’impegno civico, politico, la letteratura e la storia. So bene che sono solo un supplente, non è certo in mio potere farle continuare a sognare.
Anzi le mie parole boomerang mi tornano tra i denti, imbevuto di valori ammuffiti in questa giovane democrazia vilipesa: costituzione, resistenza, diritti umani associati alla delinquenza, il fotovoltaico e le pale eoliche della ‘ndrangheta; centri territoriali permanenti uniti a carceri sovraffollate da extracomunitari, meridionali; mafia e politica o trattativa Stato-mafia, Franco Serantini ucciso di botte negli anni ’70 da una carica della polizia, Giorgio Ambrosoli e Federico Aldrovandi, Giancarlo Siani e Rocco Chinnici insieme a Dalla Chiesa mentre parte il festival di Sanremo; i Georgofili, D’Amelio, Capaci, e Don Gallo appena trapassato: chi ci rimane a ricordare Peppino Impastato, Gladio e P2, P3, P4? Piazza Fontana o della Loggia, strage di Ustica e di Bologna, caso Abu Omar e quello di Lapo Elkann; la nipote di Mubarak fa parte del PD, son diventati comunisti Scalfaro ed Enzo Biagi manco fossero alla stregua di Desdemona Lioce, hanno ammazzato Carlo Giuliani che lottava contro la globalizzazione, la quale poco dopo ci ha tagliato i sussidi, le pensioni, il testosterone marcisce nei testicoli di questo Paese stretto tra repubblichini e massoni, a cui affidiamo anche i risparmi bancari che gli danno da vivere col nostro lavoro; a questa solfa partecipano imperterriti, da un fottio di anni, una ingente percentuale di estremisti idealisti o magari venduti, che finiscono costantemente per riconsegnare questa penisola nelle mani della peggiore politica moderata nazionale…
Forse sarebbe più utile ascoltare, di sicuro molto più facile far finta di niente, semplicemente salutare. In bocca al lupo a queste giovani ragazze sempre in credito con uno Stato costantemente in ritardo nei pagamenti, che raccolgono sempre meno di ciò che danno, e meritano molto di più di quello a cui ambiscono.

Sandro Supplentuccio Abruzzese
sandroabruzzese78@gmail.com
pagina facebook Raccontiviandanti

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