DISOCCUPAZIONE AL MARE

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PRIMA TAPPA. Riflessioni di un disoccupato ordinario ASPI

Latina, mare. Stravaccato sull’asciugamano a 10 metri dalla riva. Sento voci di ragazzini che parlano urlando, come fanno i ragazzini. Tra un urlo e un altro aggancio qualche brano della loro conversazione. Stanno rovistando sulla battigia, cercano conchiglie e inseguono granchi con le dita.

“Ti piacciono a te i crostacei?!”
“Guarda che figo sto granchio!!”
“Ma voi li avete fatti gli invertebrati e i vertebrati? Per fortuna che abbiamo fatto la verifica di scienze, a fine anno, così mò lo so, che cosa sono!”
“Pure noi pure noi!!”

Alzo la testa pigra e la ruoto di 30° verso l’acqua. Sono in tre, sui 12-13 anni. Uno sta in piedi dando le spalle al mare, gli altri due sono sulle ginocchia, sulla battigia, e studiano qualcosa che io non vedo perché un piccolo promontorio di sabbia asciutta mi vieta i 3 metri di dolce declivio del bagnasciuga verso il mare. Tutti e tre hanno le zazzere stropicciate dal vento. Quello in piedi, che parla più di tutti, ha l’azzurro che sventola tra il castano dei suoi capelli. Allora me li immagino a scuola, vispi, attenti, curiosi. Fanno domande. Rompono le palle. E d’improvviso una serie di lettere si disegna sullo sfondo dietro la loro scena, sul sipario celeste campeggia alla fine una parola: DISINTERESSE.

A parte ricordarmi (come la scena di un film di cui questo è invece un remake in digitale o con pellicola restaurata e più nitida rispetto all’originale) la stessa identica situazione vissuta da piccolo, lo stesso atteggiamento (e gli stessi caratteri); a parte questo, penso alla scuola.
Penso a che bello se fosse quello che è: una quotidiana, gioiosa palestra della curiosità, della ricerca continua, della semplicità che scruta verso la complessità, verso l’u-topia che dà un senso al percorso che si fa giorno per giorno per poi non essere raggiunta, mai.

E penso che studium vuol dire PASSIONE mica per niente.
Penso agli ultimi studenti che ho avuto in un professionale valtellinese, e immagino come sarebbe bello se mentre montano caldaie durante il loro stage questi piccoli adulti, che hanno già la maturità della fatica, questi progetti d’uomini senza grilli per la testa, quadrati e solidi, pensassero alla bellezza del loro gesto, a quello che nasconde in termini di stupore. Riflettessero sulla loro personale declinazione del termine “energia”, ma non solo. Non oso, forse nemmeno spero e voglio immaginarli a ripetersi passi del Sabato del villaggio. Figuriamoci. Ma spero che non pensino che il loro gesto sia indispensabile soltanto perché possano un giorno avere qualcosa a tavola. Questo è scontato.

È chiedere troppo? Non credo, ma non ce l’ho con loro se non aderiranno, senza saperlo, alla mia speranza. È sul valore della mia speranza che rifletto, e sulla mia/nostra capacità di tenerla in vita.

E penso alla fine che la scuola dovrebbe essere il percorso disinteressato rivolto ad un utile sempre variabile. Costante: il piacere della scoperta. Anzi, della strada che porta alla scoperta, cioè la conoscenza.

BUON VIAGGIO, VIANDANTI!!

Giorgio Galetto
gio_gale@libero.it
pagina Facebook Raccontiviandanti
raccontiviandanti.wordpress.com

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  1. Chiara

    Nella vastità del mare e del cielo azzurro abbiamo assaporato il piacere della continua ricerca e della conoscenza, e della meta mai raggiunta.
    L’augurio di una gran bella giornata
    Chiara

    • Giorgio Galetto

      Grazie davvero! mi fa piacere che passi proprio un certo modo di pensare all’insegnamento; che il veicolo della parola sia pure un piacevole mezzo per descriverlo, tanto meglio!! sono molto incoraggiato, a questo punto metto in cantiere un romanzo!! e speriamo non siano solo …facili entusiasmi 😉

  2. Facili Entusiasmi

    Post molto bello, che mi ha riportato alla mente un caro ricordo. Mi sento vicina al tuo sentire e concordo con Andrea: dovresti scrivere romanzi! 🙂

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