AUTOBIOGRAFIA di un viandante precario

L’INSICUREZZA DEL DISORDINE
Qui si narra di un viandante che nella mente stanca, soddisfa il bisogno di riandare e immaginare a quanto bella doveva essere la sua vita in quel malessere.

Cresciuto e pasciuto da una mamma gravida nella sua esistenza, tra gli agi di una povertà controllata e limitata da migliaia di parenti serpenti e solidali, dopo quasi trent’anni avverte il bisogno dirompente di evadere, di emigrare, di andare altrove per sfuggire ad un disordine tutto meridionale che diventa, poi, parte integrante della sua struttura fisico-intellettuale.

Il disordine meridionale é un fattore che fa parte della terra a mezzogiorno, lo si ritrova ovunque: tra le case e nelle case, tra le strade e sulle strade, tra gli uffici e negli uffici, tra i silenzi e nei silenzi. Diventa una figura d’Intelletto, uno spunto per l’ingegno, una piaga sempre aperta, dolorosa e sempre inferta.
Il viandante, quasi sempre, stanco del disordine, emigra per trovare ordine, e in quell’ordine magari anche un lavoro e la tanto agognata sicurezza:
la sicurezza nell’ordine.

Ecco appare quasi magicamente il rapporto della costante di questo binomio che logicamente e, in diretta proporzione, esige convenzionalmente di trovare il soddisfacimento ai bisogni essenziali nella sicurezza che deriva dall’ordine, dalla compostezza, dalla pulizia, dal rispetto, dai diritti, dai doveri, dalla presenza di un apparato.

Trovato l’ordine il viandante ne resta affascinato e trascinato-risucchiato nella sua contingenza, ne afferra il senso, lo reintegra nel suo apparato, intellettualmente strutturato nel disordine, e si riordina. Magicamente quella formazione confusa, senza punti di riferimento si ancora ad un peso fisso, presente ogni momento, lo si avverte iconograficamente e fisicamente…il peso…

Percorre quotidianamente le strade di quella pianura del nord, tra canali attigui di irrigazione, dove puntualmente c’é un pescatore di siluri; attraversa indefesso i paesi rannichiatisi sul fianco destro e sinistro dell’arteria stradale, il viandante li chiama “i paesi placca”; affianca marginalmente risaie da dove in volo, dispiegando le sue grandi ali, un airone taglia la barriera della nebbia che, solo a lui, non nasconde le cose lontane delle quali, a differenza del viandante, non ha paura; osserva attonito l’immobilismo delle ruote di paglia che lo accompagnano irrinunciabilmente all’altro paese placca ordinato ai lati dell’arteria.
Ora é solo il viandante, sono passati molti anni, traduce i suoi sentimenti in grafici poco decifrabili, avverte in sé la pazzia di quell’ordine e la follia della sicurezza, si rende conto, forse, che in quel binomio si identifica la miglior parte delle sue insicurezze, dei suoi dubbi, delle sue incertezze.

Chiude gli occhi e rivede i rumori, i colori, le folle in strada, le liti furibonde e i grandi amori… e pensa a quanto bella fosse l’insicurezza del disordine…

Vincenzo Gragnaniello
Pagina Facebook Raccontiviandanti
https://raccontiviandanti.wordpress.com

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