Vertenza sindacale di un lavoratore onesto

campo
Io sono forte e vigoroso, tendini, muscoli, torace. Ho collo taurino, corpo ben proporzionato. Sollevo massi, squarcio la terra e la materia viva, mani a tenaglia e ossa di bronzo, sguardo fulmineo che disinnesca il buio.

Guardo le vittime perdere l’alito, scelgo la sorte solo di chi è eletto: dolce, quieta, atroce, improvvisa.
Scavo la fossa, pago nocchieri, recido fili se mandano le parche in ferie.
Sono uomo e donna, servo di padrone, per questo ho dovuto incarnare Edipo, sobillare Medea, vestirmi da Eurialo sacrificando Niso, non vedo età io! Non discrimino!
Almeno non mento e non m’illudo come voi, accompagno la creazione schietto, sfido chiunque a constatare se dico il vero, soprattutto le promesse le mantengo.
Nelle faccende umane non ho alcuna parte, e non lo dico per rifarmi il trucco. Sì! Ho visto Oreste vendicare il torto, altri subirlo senza l’ardore di Aiace, ho compianto Turno ma non ho deciso quel destino atroce.
E non crediate di muovere a commozione con la manfrina di quel vecchio smilzo inebetito e il suo scudiero.
Fratello, il mondo non si ciba di ideali! Questo è un tempo in cui hanno tempo solo i pezzenti erranti, barboni randellati che hanno perso tutti i denti per le strade dei G8! Le persone per bene oggi accompagnano le figlie, puledre nelle stalle dei Cavalieri del Lavoro.

Solo molto tempo dopo è arrivato Amleto e ancora una volta non l’ho scelto io. Prendetevela col principe di Danimarca, è lui che ha messo in discussione tutto. Quindi non sottovalutate chi vi sta d’attorno.
Sentite il cielo, osservate il vento, odorate la polvere, sarete voi e la vostra merda, a rigenerare il dolore, la vostra sofferenza.
Una prigione non è meno tale solo per il fatto di essere capiente. Oppure quanto piace al mondo è breve sogno?
Credete vi sia tutto dovuto, sapete solo disprezzarmi, ritti, orgogliosi, sbagliate pure se mi date un volto: non sono dio! Non comando io! Non ho più risposte ai vostri piagnistei di uno psichiatra serio, quelli dei talk-show.
Ora capisco le memorie del sottosuolo e di una casa morta, rivedo Zeno con la sigaretta elettronica in bocca. Erano tutti ad aspettare Freud? Ed io? Avete mai pensato alla mia insonnia, ai turni e orari disumani?
Così si sbrocca e non lo sostengo da poco: finirò per scrivere come l’Ulisse e in Temple Bar pace ai seguaci suoi!

Per ora e se vi consola ho accesso, orario continuato, alle farmacie dei centri commerciali: consumo hashish, morfina, coca cola con anfetamina, tachipirina, da tempo la mia pelle non produce melanina. Ma sono sano e sento l’istinto primordiale che mi impone di lavorare pure nei giorni che voi considerate del signore.
Se vi consola ne so quanto voi, di mio cercherei campi deserti, ma ordini precisi senza scampo arrivano imperterriti, ingiungono di incombere ogni istante, sono costretto a tutto ciò che vedo, non c’è libero arbitrio, non un surrogato, in più oggi i sindacati, credete che difendano gli iscritti?
Sandro Supplentuccio Abruzzese

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